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Andrea Orlando: “Sulla sicurezza Renzi insegue la destra, sbagliato armare i cittadini”

Andrea Orlando: "Sulla sicurezza Renzi insegue la destra, sbagliato armare i cittadini"

Andrea Orlando: “Sulla sicurezza Renzi insegue la destra, sbagliato armare i cittadini”

ROMA – “Sulla sicurezza Renzi insegue la destra, sbagliato armare i cittadini” dice, intervistato da Repubblica, il ministro della Giustizia Andrea Orlando parlando della nuova legge sulla legittima difesa votata alla Camera.

Il Pd di Renzi, su questa materia, insegue gli slogan populisti e della destra?
“Il rischio che suoni così c’è”.

Lo fa anche su altri temi?
“C’è questo rischio quando sull’Europa si addossano i problemi politici alla tecnocrazia di Bruxelles. Rischia di suonare così anche quando si dice meno tasse per tutti anziché meno tasse per chi sta peggio. Eppoi, diciamo che c’è una questione di fondo, un linguaggio che ormai è passato ed è conseguenza dell’egemonia culturale della destra”.

Ha contagiato il Pd?
“Un certo tratto antipolitico è entrato anche nel nostro dibattito “.

Chi ce l’ha portato? Renzi?
“Lo abbiamo fatto entrare piano piano perché la debolezza di un pensiero finisce per subire l’egemonia di un altro pensiero. Anche Renzi se ne è fatto interprete “.

Ma l’ha appena battuta 70 a 20 alle primarie. I numeri danno ragione a lui.
“Nessuno mette in discussione l’ampiezza della vittoria ma questa non cancella il pericolo di un isolamento politico del Pd. I fatti credo daranno ragione alla nostra impostazione, cioè quella della ricerca della costruzione di un sistema di alleanze del centrosinistra. Lo vedremo alle prossime amministrative. Dove abbiamo costruito delle alleanze ce la giochiamo. Dove andiamo da soli saqrà più complicato vincere”.

Renzi vuole allearsi con la gente e non con le forze politiche. A cominciare dagli scissionisti. Non sembra una posizione bislacca.
“Un vero chiarimento con chi ha abbandonato il Pd va fatto. Ma sono contrario ai veti ad personam, alla nostra sinistra si sta formando un’area politica. Se alla fine la domanda fosse: scegli tra quella e Berlusconi, io scelgo quella”.

Non è la linea di Renzi che al massimo concede un dialogo con Pisapia.
“Le alleanze politiche e sociali si tengono. I grandi soggetti come i sindacati, i movimenti cooperativi, le rappresentanze imprenditoriali, l’associazionismo, il volontariato non si avvicinano dove c’è una rottura. In una coalizione che non esiste e in un campo politico dove c’è un conflitto permanente è difficile mobilitare le forze sociali”.

Ci vorrebbe una legge elettorale.
“Il primo passo dovrebbe farlo il Pd. Ho sentito Renzi dire che vuole tenere conto del dibattito congressuale. E vedo molti suoi sostenitori, da Franceschini a Martina che parla di modello Milano, invocare l’esigenza di alleanze “.

Se avesse vinto lei, cosa avrebbe proposto?
“Avrei scritto un documento con alcuni sintetici punti: premio di governabilità alla coalizione, collegi uninominali, superamento dei capilista bloccati. Avrei provato a capire chi ci sta e chi non ci sta, quanto è lontano”.

Invece Renzi fa melina?
“Continuare a fare delle proposte secche è il modo per non trovare l’accordo. Nessuno ingoia la proposta di un altro”.

Senza il centrosinistra largo, il Pd perde le elezioni?
“Le probabilità sono più alte, ma il problema non è solo quello. Allearsi significherebbe superare la sindrome dell’autosufficienza. Un atteggiamento che viene considerato da larga parte del centrosinistra arrogante e gratuito. Non ha premiato le altre forze a sinistra del Pd, ma ha demotivato molte energie. Dobbiamo essere orgogliosi di essere una forza che continua a mobilitare centinaia di migliaia di persone, tuttavia il calo di partecipazione alle primarie c’è stato e in particolare tra i giovani”.

Assomigliano agli argomenti di Mdp.
“La scissione non è la risposta. Non credo che Articolo uno raccoglierà quelle energie. Tra i due litiganti, il terzo se ne sta a casa. Questo è il risultato delle scissioni”.

Volete la presidenza del partito?
“Non vogliamo poltrone. Vorremmo un metodo che coinvolgesse tutti. Così avremmo un presidente di garanzia”.

Anna Finocchiaro, sua sostenitrice?
“Nessun nome. Basterebbe non trovarsi di fronte ai fatti compiuti “.

La conferma di Orfini?
“Al di là del nome il paradosso è che la conferma di Orfini segnerebbe un passo indietro dal punto di vista unitario rispetto al metodo seguito per la sua prima elezione. Se si continua con scelte unilaterali e non condivise il nuovo inizio promesso da Renzi sarà poco visibile e poco credibile”.

Il procuratore antimafia Roberti propone la legalizzazione della marjuana controllata dallo Stato. Condivide?
“Venendo da una personalità che ha molto riflettuto bisogna prestare molta attenzione a un punto di vista così autorevole e valutare senza ideologie i pro e i contro”.

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