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Avvisi di garanzia: perchè, qui e ora, è meglio restino segreti

Avvisi di garanzia: perchè devono restare segreti

Avvisi di garanzia: perchè devono restare segreti

ROMA -Avvisi di garanzia: qui e ora è meglio che restino segreti. Renderlo segreto sino all’eventuale rinvio a giudizio. E’ questa la proposta presentata al Lingotto dal consigliere del Pd campano Stefano Graziano sull’informazione di garanzia. Quell’informazione che nella vulgata comune è ormai l’avviso di garanzia, uno strumento pensato a  tutela anche se non soprattutto dell’indagato e che da questo si è trasformato in uno sorta di lettera  scarlatta da applicare a prescindere da quella che sarà la verità giudiziaria.

Una proposta, appena ventilata, che ha generato l’immediato fuoco di sbarramento dell’ampio e variegato fronte  giustizialista che, dalle colonne del Fatto Quotidiano – solo per citarne uno –, ha ricordato a  Graziano come lui stesso fosse stato indagato per associazione camorristica, indagine poi  archiviata, insinuando la sua non buona fede o comunque la sua non imparzialità sul tema.  Contrari a questa proposta non solo il quotidiano di Marco Travaglio, ma anche altre e diverse voci  come quella di Nicola Gratteri che non ritiene il segreto la soluzione. Ma se una soluzione serve,  come implicitamente anche Gratteri riconosce, ci deve evidentemente essere un problema.  Problema che è perfettamente descritto da Goffredo Buccini sul Corriere della Sera. E visto il  ‘curriculum’ di Buccini è indubbio che sul tema possa vantare una discreta esperienza: Buccini  infatti rivelò sul quotidiano di via Solferino il famoso avviso di garanzia recapitato a Silvio Berlusconi nel 1994, quando era premier in carica.

“Il riflesso, nei momenti di crisi, è sempre  uguale da venticinque anni: impugnare la giustizia come una clava – scrive Buccini -. E la parte  più contundente di questa clava – perché di utilizzo più facile e immediato, senza neppure attendere  l’iter processuale – è l’avviso di garanzia”. Seguono poi un esempio molto concreto di come possa  agire questa ‘clava’, quello di “Raffaella Paita, trasformata in ‘Lady Alluvione’ da un avviso a due  mesi dalle elezioni e assolta (in primo grado) per il disastro della Liguria”.

Se la contrapposizione tra giustizialisti e non è parte integrante della vita della società italiana  almeno da Mani Pulite in poi, sarebbe opportuno affrontare l’argomento, o almeno provare a farlo,  da un punto di vista imparziale e non preconcetto. Indispensabile quindi partire dalle ‘basi’, dal che  cos’è l’informazione di garanzia: un istituto che serve a garantire il diritto alla difesa, durante le  indagini, sia della persona nei confronti della quale sono in corso le indagini preliminari sia della  persona offesa: si tratta dunque di un istituto per un’effettiva e anticipata tutela dei diritti regolato  dall’articolo 369 del codice di procedura penale, che dice: “Solo quando deve compiere un atto al  quale il difensore ha diritto di assistere, il pubblico ministero invia per posta, in piego chiuso  raccomandato con ricevuta di ritorno, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa una  informazione di garanzia con indicazione delle norme di legge che si assumono violate, della data  e del luogo del fatto e con invito a esercitare la facoltà di nominare un difensore di fiducia”.

Serve dunque a tutelare la persona offesa ma soprattutto l’indagato, che in questa fase non è  ovviamente condannato e non è detto che lo sia in futuro visto che le indagini, come è giusto è  ovvio che sia, a volte portano a scoprire degli illeciti e altre no. Partendo da questo presupposto  diventa chiaro come io casi in cui l’avviso di garanzia viene trasformato non già in una condanna ma in un’accusa siano centinaia. E tutti frutto di un abuso e stortura  di un istituto che dovrebbe tutelare e non consegnare alla pubblica gogna.

Qui e ora in Italia funziona così: avviso di garanzia, avviso di garanzia che arriva alla stampa tramite magistrati che lo hanno emesso o inquirenti o comunque addetti alle indagini, stampa che ne dà notizia con rilievo trasformandolo in atto di accusa, forze politiche alternativamente avverse al destinatario dell’avviso che chiedono, esigono dimissioni e comunque futuro e immagine pubblica dell’avvisato compromessi e spezzati. In più con l’indecoroso spettacolo per cui ogni forza politica, purtroppo M5S compreso, fa dell’avviso di garanzia obbligo di dimissioni, altrui. Ma fa dell’avviso di garanzia una questione tecnica sopportabilissima restando in carica se l’avvisato è uno/a di casa.

Se l’avviso di garanzia fosse segreto, controbatte chi è contrario a questa proposta, molti politici  sarebbero stati rieletti prima di essere condannati o assolti e buona parte della classe politica della  Prima Repubblica, coinvolta nelle inchieste di Mani Pulite, sarebbe rimasta al suo posto.

Una  considerazione senza dubbio veritiera, che però paradossalmente dà forza alle tesi proposte in  ultimo da Graziano. Perché infatti qualcuno, politico di qualsiasi colore, deve veder finire la  propria carriere (politica e non) e macchiata la propria onorabilità sulla base di un’informazione  che servirebbe a tutelarlo? Se io vengo indagato e non ancora neanche accusato del furto di un auto (questo è il rinvio a giudizio), non è detto infatti che sia un  ladro. Potrei semplicemente aver perso le chiavi e ho il diritto di provare a dimostrarlo prima di  essere marchiato.

Ma non è solo un problema di garanzie individuali. E’ il sistema del ricambio politico per via giudiziaria che è nocivo prima ancora di essere giusto o sbagliato. L’aver eliminato per via anche di “avvisi di garanzia” il ceto politico della Prima Repubblica non ha fatto per nulla piazza pulita della corruzione che anzi…Su questo i Travaglio dovrebbero fare un pensierino, se mai ne facessero di pensierini. L’avviso di garanzia come “congegno politico buono per emettere anzitempo verdetto elettorale (Buccini)” non è solo metodo scorretto è anche misura a distanza di 25 anni di applicazione “solo chiacchiere e distintivo”.

Funziona, eccome se funziona, l’avviso di garanzia pubblico e gridato per stroncare carriere e immagini politiche, per sostenere e motivare carriere giornalistiche, per orientare voti, per dare soddisfazione alla gente che li vuole tutti ladri e tutti in galera. Non funziona come misura di giustizia, tanto meno sradica la corruzione. E, per dirla sempre con Buccini, fa male anche alla magistratura, al ruolo del Pubblico Ministero “Un avviso di garanzia che resti davvero riservato liberebbe per primo il pubblico ministero: infine di nuovo tecnico della giustizia e non più sacerdote di un’ordalia politica”.

Doveroso, e inevitabile, un accenno al ruolo dei media e dei giornalisti. Troppo spesso la categoria  viene infatti accusata di essere la responsabile della diffusione di queste notizie. Ma il lavoro del  giornalista è quello di darle, le notizie, non di tenerle chiuse in un cassetto con il rischio poi di  perdere credibilità. Come scrive ancora Buccini, “i giornalisti sono il dito, non la luna”. Vero, giusto, se l’avviso di garanzia arriva al giornale il giornalista lo pubblica, punto. Guai se facesse diversamente. Ce lo ordina il senso stesso del mestiere. Ma non ce l’ha ordinato né il mestiere né il dottore in questo quarto di secolo di farci sempre e comunque campagna, identità, programma e progetto editoriali degli avvisi di garanzia e più o meno solo di quelli. Lo fanno, lo fanno, in tanti. E non per amore di giustizia e onestà. Anzi meriterebbero un avviso di garanzia per molestie a giustizia e onestà.

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