Blitz quotidiano
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Barricate anti profughi. Salvini: “Sto con Gorino”. Renzi cauto

ROMA – Gorino “non è Italia”, dice il ministro Alfano. In questo paesino in provincia di Ferrara è andata in scena un’estrema protesta contro i profughi, una protesta diventata caso politico perché alla fine le barricate hanno vinto e i profughi sono stati mandati altrove. Settecento persone compatte contro lo straniero, anche se lo straniero, il diverso, è incarnato da 12 donne, di cui una incinta di otto mesi, e i loro 8 bambini. Non c’è spazio per loro, qui.

La vicenda ha ovviamente appassionato la destra. Gi Meloni: “A Gorino in provincia di Ferrara il Governo è arrivato a sequestrare l’unica struttura turistica presente in zona per trasformarla in un centro d’accoglienza per gli immigrati. Questo ha scatenato la legittima protesta dei cittadini. Ma il ministro dell’Interno Alfano arriva a dire che “quella non è Italia” e il prefetto Morcone invita i cittadini che hanno manifestato ad andare a “vivere in Ungheria”. Sono parole indegne: ricordiamo ad Alfano e Morcone che il loro stipendio viene lautamente pagato da tutti gli italiani, compresi quelli che protestano. Ogni Stato degno di questo nome dovrebbe occuparsi prima dei suoi cittadini, non spendere miliardi di euro per accogliere centinaia di migliaia di clandestini. Se c’è qualcuno che deve andare a vivere all’estero non sono i cittadini di Goro e Gorino ma Alfano e Morcone. Se decideranno di farlo, l’Italia se ne farà una ragione”.

Scontato l’endorsement di Salvini: “Io sto con i cittadini di Gorino”.

Il più netto è il ministro Alfano: “Di fronte a 12 donne, delle quali una incinta, organizzare blocchi stradali non fa onore al nostro paese. Poi certo tutto può essere gestito meglio, possiamo trovare tutte le scuse che vogliamo, ma quella non è Italia. Quel che è accaduto non è lo specchio dell’Italia”.

Pacato il premier Renzi che, alla vigilia del voto del 4 dicembre sul referendum, non ha evidentemente alcuna intenzione di compromettersi con un argomento così caldo: “È una vicenda molto difficile da giudicare, da un lato c’è un atteggiamento di comprensione anche se non di condivisione verso una parte della popolazione che è molto stanca, dall’altro parliamo di 11 donne e 8 bambini, che sono stati comunque sistemati. Forse è mancato qualcosa sia da parte nostra, dello Stato ma anche di dialogo nel merito”.

Sui fatti di Gorino è intervenuto il prefetto di Ferrara che ha spiegato cosa sia successo. “A Gorino abitano circa 700 persone, ieri sera mezzo paese era in strada. E malgrado i tentativi di mediazione non ci sono state possibilità di trovare una soluzione”. Michele Tortora, prefetto di Ferrara, ha ricostruito così l’episodio di lunedì sera. “Fino a un paio di mesi fa – ha detto Tortora – Ferrara era una sorta di piccolo modello di accoglienza diffusa, non c’erano state manifestazioni di intolleranza. Sabato dall’hub di Bologna ci è arrivata una richiesta per accogliere un nuovo contingente e che non era possibile un differimento, perché in queste ore sono in arrivo altri 450 profughi e gli sbarchi stanno continuando. Visto che le strutture attuali non potevano ospitare nuovi profughi ho adottato il provvedimento di requisizione dell’ostello di Gorino. Primo perché Goro (Gorino è una frazione, ndr) è uno degli otto comuni che non accoglie nessuno, poi nella presunzione che in ottobre non ci fosse un grande traffico di turismo”.

Da quel momento è partito il tam tam che ha alimentato la protesta. “Ho firmato il provvedimento alle 12.55 – ha detto – il titolare dell’ostello ha dato la notizia in paese e si è rapidamente diffusa, peraltro in maniera non corretta, perché giravano voci su 50 persone in arrivo che avrebbero occupato tutto il paese. Abbiamo preso atto della situazione e, col coinvolgimento di sindaci vicini, abbiamo trovato soluzioni alloggiative per queste 12 donne e chiuso la vicenda verso le 11 di sera”.