Blitz quotidiano
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“Beatrice Di Maio sono io”: outing di Titti Brunetta. Grillo sfotte Pd

ROMA – C’è Titti Brunetta dietro Beatrice Di Maio. E’ stato Libero ad arrivarci, intervistando la signora Titti Giovannoni Ottaviani, moglie del deputato forzista, che non ha avuto problemi a svelare che sì, c’è lei dietro il “troll M5S“.

Il caso era esploso quando il sottosegretario del Pd Luca Lotti ha presentato apposita denuncia. L’account social Beatrice Di Maio faceva propaganda M5S a favore del No al referendum diffamando il Pd, anche il presidente Mattarella. Lotti si chiedeva se non ci fosse lo stesso M5S o la Casaleggio dietro quel nome di fantasia ma a quanto pare non è così, come dice a Libero la stessa signora Brunetta:

“Ho le mie idee. Non sono una militante del Movimento 5 stelle, non conosco nessuno personalmente”, ha detto Giovannoni Ottaviani, “Ho fatto amicizia virtuale con tanti, e altre persone che avevano idee simili. Quello che pensavo ho scritto, sempre con ironia. Molte volte si trattava di battute, di satira, con la libertà tipica della rete. Non ho giocato, ero io con il mio animo, le mie passioni politiche, il mio impegno civile e i miei rapporti di affettività. Io sono Bea e porto nel cuore questa esperienza… Eravamo davanti alla tv io e Renato. Stavamo vedendo Enrico Mentana che nel suo tg stava facendo vedere una foto dei tweet di Beatrice di Maio. Raccontava che il M5S diceva di non saperne niente e faceva un appello a Bea di venire fuori, rivelare la sua identità. A quel punto ho guardato mio marito e gli ho detto: “Amore, ti dovrei dire una cosa…”.

Non finisce qui. Beppe Grillo sfotte il Pd per aver pensato che dietro l’account ci fossero “hacker russi filo-M5S”. Lo si legge in questo post sul blog:

Beatrice Di Maio, che secondo la teoria complottista de La Stampa – ripresa da tutti i tg, anche RAI, e i giornali e sposata dal pd – è l’account chiave della cyber propaganda pro M5S, non è nè un ghost, né un fake, né un troll, né un algoritmo, né antani con lo scappellamento a destra. E’ lo pseudonimo dietro cui si cela Tommasa Giovannoni Ottaviani detta Titti, moglie di Renato Brunetta (lo ha scoperto Franco Bechis). Una figura del menga di queste proporzioni era difficile da immaginare.

Hanno parlato di cyberfango, il Pd ha sprecato soldi pubblici con un’interrogazione parlando di “una macchina del fango automatizzata per colpire il PD” per chiedere se Di Battista o Di Maio ne fossero a conoscenza. Altri hanno parlato persino di “hacker russi filo M5S”. Le comiche! Oggi nessuno di loro twitta più. Tutti a parlare di fake news e di come la gente sui social sia stupida e creda a tutto. Ma vi siete visti? Vi siete bevuti la fake news della Stampa come i bambini che credono alla storia di Babbo Natale. Ci aspettiamo le scuse di tutti. Tutti. Questa campagna diffamatoria contro il MoVimento 5 Stelle deve finire una volta per tutte.

L’articolo de La Stampa con scritto “La procura indaga” e foto di Beppe Grillo e Davide Casaleggio, è l’emblema di una campagna che va avanti da mesi. Un appello a La Stampa che all’autore ha pure dato un premio per quell’articolo delirante e falso: basta far scrivere giornalisti mossi solo da risentimento e astio, che non fanno verifiche, che scrivono vere e proprie bufale spacciate per inchieste solo per screditare una forza politica. Il posto per queste persone è la cronaca delle partite dei pulcini, se proprio volete pagargli uno stipendio. Un altro appello va alla FNSI e all’Ordine nazionale dei Giornalisti: non è più sostenibile che un personaggio del genere utilizzi La Stampa (giornale autorevole fino a qualche anno fa) per denigrare quotidianamente la prima forza politica del Paese.