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Berlusconi accerchia Fini: da una parte l’attacco personale sui giornali, dall’altra gli porta via i fedelissimi

“Resettiamo tutto, senza risentimenti”: tradotto “scurdammuce ‘o passato”, ma per Berlusconi l’offerta di Fini è arrivata fuori tempo massimo. Il passato, quello recentissimo, non può scordarlo proprio. Il co-fondatore, che ora si erge a paladino della legalità, deve sloggiare, la misura è ormai colma. Nemmeno usando la sponda di Giuliano Ferrara, cui ha concesso l’intervista con il ramo d’ulivo in mano, Fini ha scalfito il muro di intransigenza eretto dal Cavaliere. D’altronde non è il momento delle colombe: Letta ha esaurito le scorte di diplomazia. E anche lo stesso Ferrara, che il pomeriggio dà in escandescenze alla conferenza stampa di Verdini contro la cronista de L’Unità ma che dal Foglio lavora a una ricomposizione, può fare più niente.

Fini ha giocato le sue carte: ora tocca al premier. La sua è una strategia semplice ma efficace: i suoi giornali e la campagna acquisti. E di fatti da qualche giorno, puntuale è arrivato l’attacco concentrico del Giornale e di Libero sulla vicenda dell’appartamento a Montecarlo e del cognato che ne usufruisce pur essendo patrimonio della fu Alleanza Nazionale. Contestualmente, il premier si è assicurato l’autosufficienza in Parlamento, dove può adesso contare sulla maggioranza dei voti anche senza l’apporto dei finiani ribelli. I deputati Tanoni, Villari e Melchiorre sono gli ultimi nella lista della spesa.

Rispetto agli attacchi dei giornali Fini si sente relativamente tranquillo: ma l’erosione del consenso in aula sulla sua linea politica l’ha indotto a cercare la tardiva riappacificazione. Fini ha fatto i conti, e ora non tornano più. Il centrodestra dispone di 26 voti in più sul quorum di maggioranza, ma i 33 deputati che erano accreditati al presidente della Camera, sono ogni giorno di meno. Quella polizza di assicurazione su cui faceva affidamento Fini, è scaduta. E anche Bossi lo ha certificato: non è più una maggioranza blindata, ma almeno è sicura.

Berlusconi non vuole aspettare nemmeno l’estate: Fini, vestito da colomba, ha i giorni, se non le ore contate. La manovra è a un passo dall’essere definitivamente approvata. Quello sarà il segnale per il colpo di grazia.

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