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“Berlusconi Conte Ugolino, divora suoi figli”, Sandro Bondi

"Berlusconi Conte Ugolino, divora suoi figli", Sandro Bondi

“Berlusconi Conte Ugolino, divora suoi figli”, Sandro Bondi

ROMA – Berlusconi “potrebbe essere paragonato al Conte Ugolino che nella Divina Commedia divora il cranio dei suoi figli. E questo riferimento culturale è in fondo lusinghiero, perché lo sguardo di Ugolino verso i figli è di disperazione, mentre quello di Berlusconi è quasi intinto di sadismo. In realtà sono giunto alla conclusione che non vi è alcuna grandezza tragica in lui”.

E’ il giudizio di Sandro Bondi, ex fedelissimo del Cavaliere, ora passato al gruppo Ala, prima di chiudere “definitivamente con l’impegno politico”. Parla “ora per la prima volta dopo nove mesi”, in un’intervista a Repubblica, per “una riflessione di carattere storico sul berlusconismo che ho attraversato. E un viaggio tra i miei molti, troppi errori”.

Berlusconi, afferma Bondi, “ci lasciava giocare con la politica e con le idee, fino a che non toccavamo la sostanza dei suoi interessi e del suo potere. Ricordo che, quando ero ministro, osai parlare di un canale televisivo pubblico dedicato alla cultura senza pubblicità. Subito, il pur mite Fedele Confalonieri mi redarguì bruscamente”.

Rivela poi che ci fu una riunione a Palazzo Grazioli al culmine dell’ultimo governo Berlusconi, nella quale “ci fece preliminarmente ascoltare in viva voce ciò che ne pensavano Ennio Doris di Mediolanum e l’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel. In questo modo eravamo messi sull’avviso della sua decisione”: “Entrambi sostennero che la situazione economica e finanziaria del paese era disperata e non vi era altra possibilità che quella di dare vita a un governo tecnico sostenuto anche da Forza Italia“.

Bondi parla anche del patto del Nazareno: “Merito di Verdini, che ha aiutato Berlusconi a rientrare in gioco, ottenendo da Renzi un riconoscimento politico non scontato e dovuto. Silvio avrebbe potuto utilizzare quest’ultimo attestato come un’ opportunità per lasciare una memoria positiva del suo ruolo nella storia d’Italia, ma l’ha rifiutata e sprecata”.

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