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Bersani: “Io sto con Grillo, se M5S vince io ci sono”

Bersani: "Io sto con Grillo, se M5S vince io ci sono"

Bersani: “Io sto con Grillo, se M5S vince io ci sono”

ROMA – Bersani, insomma quelli che se ne sono andati dal Pd perché, giurano, il Pd non è più sinistra. Bersani, cioè oggi Mdp (sigla che lui stesso lamenta essere poco nota e politicamente…orecchiabile). Bersani, quello della “non vittoria” nelle elezioni del 2013, forse la più splendida ipocrisia politica fatta parola. Bersani che doveva allora diventare presidente del Consiglio e che allora chiese per governare sostegno a Grillo. Bersani, tre anni di lotta senza quartiere contro il suo nemico principale: Renzi. Bersani che una certa correnza ce l’ha e che l’ha mostrata, eccome se l’ha mostrata. Eccola.

Girando per l’Italia a incontrare e motivare militanti, Bersani (racconta il Corriere della Sera) ha spiegato chiaro e netto che lui sta con M5S. Ha detto senza mezzi termini che se M5S “vince le elezioni e la smette di voler tenere bloccato il sistema, io ci sono”. Lui c’è, domani come ieri. Nel 2013 tentò l’alleanza con Grillo, nel 2018 è pronto ad un’alleanza con Grillo.

Fin qui la coerenza, anche un po’ testarda. Nel 2013 Bersani e il suo Pd furono pubblicamente umiliati da M5S e Grillo che li trattarono come questuanti appestati. Nei tre anni successivi Grillo e M5S non hanno dato mostra di aver cambiato idea e atteggiamento. Ma c’è una forza di gravità e di attrazione che spinge Bersani e la scissione Pd ad accodarsi ad orbitare intorno a M5S.

Quale sia questa forza, Bersani la sente e la spiega. Infatti ecco le motivazioni, le ragioni con cui argomenta la disponibilità ad aiutare M5S che vincesse le elezioni, aiutarlo a formare una maggioranza per un governo. Per Bersani M5S è “forza di centro e argine” mentre il “populismo” è altro ed è la destra lepenista e sovranista e solo quella.

Dunque Bersani assicura già da ora che i voti della scissione Pd, comunque si chiami alla fine, i voti di quella che loro ritengono la vera sinistra sono disponibili per Di Maio o chi sarà. E simmetricamente indisponibili per ogni alleanza anti populista. Insomma loro non appoggeranno governi Pd più centro più Forza Italia. Appoggeranno invece governi M5S. Domanda impertinente: e se la Lega di Salvini dovesse fare altrettanto?

C’è notizia, ma non sorpresa. Non è la prima volta nella storia che una posizione di sinistra che si ritiene radicale e pura, date certe circostanze socio economiche, scivola fino a condividere e poi coincidere con movimenti politici che di sinistra nulla hanno, anzi. Ma, a parte la storia che pure non andrebbe messa da parte, in Italia qui e oggi non c’è dubbio che la sinistra abbia un forte ruolo genitoriale nella nascita di qualcosa che la sinistra la divora e anche disprezza e cioè M5S.

E’ stata la sinistra politica ad allevare, custodire, accrescere, santificare l’idea che ogni bisogno, purché espresso, divenga ipso facto diritto. E’ stata la sinistra a gonfiare e travestire da suprema volontà popolare ogni rivendicazione di categoria o di gruppo. E’ stata la sinistra a insegnare che governare deve voler dire sempre di sì, sempre intorno a un tavolo in cui tutti si siedono e nessuno si alza a mani vuote. E’ stata la sinistra a predicare che riforma vuol dire che tutti ci guadagnano altrimenti non si fa che che riforma è? E’ stata la sinistra a consegnarsi a più riprese e con ardore all’idea che la vera pulizia la fanno i magistrati.

Con questo bagaglio di valori e strategie, portato al perfetto punto di cottura dall’odio politico (e non solo) per Renzi e dal finalmente liberato conato di rigetto di ogni riforma, la sinistra che si vuole unica vera sinistra è ovvio che guardi con speranza e attenda una chiamata da Grillo. E’ M5S che ha l’egemonia, non solo nei numeri, anche nelle idee e valori.

E così da Togliatti e Berlinguer fino a Grillo. Dal sol dell’avvenire alla decrescita. Dalla redistribuzione al lavoro del plusvalore al salario di cittadinanza. Dallo sviluppo di scienza e tecnica al no vaccini e attenti a scie chimiche. Dall’egemonia culturale alla fierezza dell’incompetenza non corrotta dal sapere. Dalla svolta di salerno per una democrazia parlamentare all’anti Parlamento e Stato…   Questo è il percorso e Bersani ne va anche orgoglioso.

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