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Bologna: composizione consiglio comunale. I nomi dei 36 nuovi consiglieri

BOLOGNA – Elezioni comunali Bologna 2016: ecco la composizione del nuovo consiglio comunale con i nomi di tutti i 36 nuovi consiglieri comunali. Rieletto sindaco Virginio Merola, che ha battuto la sua sfidante Lucia Borgonzoni (lo stesso di 5 anni fa) con 83.907 voti, pari al 54,64%. La Borgonzoni si è fermata a 69.660 voti, cioè il 45,36% dei bolognesi che hanno votato al secondo turno. Qui tutte le preferenze ai candidati consiglieri di tutte le liste (clicca sul nome del partito e leggi i voti di tutti i candidati).

Alla maggioranza che sostiene Virginio Merola andranno 22 dei 36 consiglieri, dei quali ben 21 al Pd. All’opposizione ci saranno: la Lega Nord con 4 consiglieri, compresa la candidata sindaco Lucia Borgonzoni, affiancata da Forza Italia con 2 consiglieri; il Movimento 5 Stelle con 5 consiglieri; la lista civica Insieme Bologna dell’ex leghista Manes Bernardini con 2 consiglieri; la Coalizione Civica (sinistra) con due consiglieri.

Composizione del nuovo consiglio comunale di Bologna 2016-2021.
Maggioranza (22 consiglieri)

Pd (21 consiglieri): Matteo Lepore, Andrea Colombo, Giulia Di Girolamo, Marilena Pillati, Federica Mazzoni, Luisa Guidone, Claudio Mazzanti, Michele Campaniello, Vinicio Zanetti, Marco Lombardo, Luca Rizzo Nervo, Roberto Fattori, Simona Lembi, Raffaella Santi Casali, Roberta Li Calzi, Francesco Errani, Maria Caterina Manca, Loretta Bittini, Piergiorgio Licciardello, Elena Leti, Nicola De Filippo.
Città Comune (1 consigliera): Amelia Frascaroli.

Opposizione (14 consiglieri).
Lega Nord (4 consiglieri): Lucia Borgonzoni, Francesca Scarano, Federico Caselli, Umberto Bosco.
Forza Italia (2 consiglieri): Marco Lisei, Francesco Sassone.

Movimento 5 Stelle (4 consiglieri): Massimo Bugani, Marco Piazza, Elena Foresti, Addolorata Palumbo.

Insieme Bologna (2 consiglieri): Manes Bernardini, Giulio Venturi.

Coalizione civica (2 consiglieri): Federico Martelloni, Emily Clancy.

Il Pd ha avuto paura, tanta paura, nella città simbolo della sinistra italiana. Alla fine, però Virginio Merola ce l’ha fatta ed anche con un discreto margine di sicurezza: con il 54,6%, ha superato la candidata leghista Lucia Borgonzoni, che non è riuscita a convincere i bolognesi a dare alla Lega una chance di governarli. Ed ha subito puntato il dito contro il suo partito e contro la gestione di Matteo Renzi.

Dopo il flop del primo turno (39%, con il Pd fermo al 35%, record negativo in città), nelle ultime due settimane di campagna elettorale Merola ha puntato tutto proprio sulla diversità nei confronti della Lega, invitando soprattutto gli elettori del Movimento 5 Stelle e quelli della Coalizione civica di sinistra a non consegnare la città al Carroccio e ai suoi alleati di destra. Un appello che, evidentemente, ha fatto breccia. La vittoria è netta, con quasi 10 punti di vantaggio.

Ma altrettanto netto è il malcontento di un elettorato di centrosinistra, dimostrato in maniera chiara al primo turno e che non risparmia nessuno: il sindaco uscente messo sotto accusa per alcune decisioni divisive e per il poco ascolto; il Pd di Renzi con il quale una parte dell’Emilia rossa comincia ad avere un problema evidente che potrebbe deflagrare al referendum; il Pd locale al quale si contesta di aver indebolito il sindaco uscente mettendo in discussione per mesi la sua candidatura e di aver usato il primo turno più per regolare i conti interni che per cercare di allargare il consenso.

Virginio Merola non ha usato toni trionfalistici, ma non ha nemmeno perso l’occasione per un accenno polemico nei confronti del suo partito, con il cui segretario, il premier Renzi, non è mai corso buon sangue. Nella sera del ballottaggio Merola si è rivolto al suo segretario forte del miglior risultato del centrosinistra a questi ballottaggi.

“Il Pd ha avuto qui il migliore risultato – ha detto – perché è stato unito e perché ha saputo interpretare una linea del centrosinistra unita e non del partito fai da te. A Renzi dirò che ci sono questioni nazionali che vanno affrontate. Il centrosinistra è in difficoltà a livello nazionale e qui da Bologna voglio provare a guidare la riscossa definitiva del centrosinistra. Perché bisogna tornare meglio ad occuparci del nostro partito, perché il Pd soffre nella sua base, nei ceti popolari. Il nostro segretario prenda sul serio l’idea di mettere mano al nostro partito”.

Tuttavia Merola ha voluto affermare anche il significato locale del voto, consapevole del fatto che un risultato di questo tipo è arrivato anche per il fatto che l’avversario non era né un 5 stelle, né un civico-centrista, ma un’esponente molto vicina a Matteo Salvini.

Bologna – ha detto – resta antifascista e antirazzista. E dal 1993 è la prima volta a Bologna che un sindaco fa il secondo mandato. Bisogna ripartire occupandosi meglio delle periferie”. Lucia Borgonzoni solo a tarda notte si è presentata al proprio comitato elettorale: “È un grande risultato. Mi spiace che Merola ne faccia però un’analisi distorta, dando di fatto del fascista al 45%, se non di più, dei bolognesi”, ha detto, solo dopo che Virginio Merola, dopo esser passato dal proprio quartier generale a spoglio ormai concluso, era arrivato in Comune per festeggiare con i suoi sostenitori.