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Borgo Mezzanone-Foggia-Puglia, là dove il bus per soli bianchi non è razzismo

Borgo Mezzanone-Foggia-Puglia, là dove il bus per soli bianchi non è razzismo

Borgo Mezzanone-Foggia-Puglia, là dove il bus per soli bianchi non è razzismo (foto Ansa)

ROMA – Borgo Mezzanone-Foggia-Puglia, là dove il bus per soli bianchi non è razzismo. Là dove il mondo è fuori dai cardini e il diritto e il rovescio si mescolano e confondono. Qui, dentro e fuori quella “cosa” il cui nome ufficiale è Cara ma che qui chiamano in tanti altri modi, uno dei più appropriati è forse “la pista”. Lo chiamano così, la pista, forse perché non finisce mai: le baracche sono circa 700 e se ne aggiungono col tempo, la “pista” procede e si allunga.

Bisogna leggerlo il breve viaggio che Niccolò Zancan per la Stampa ha fatto a Borgo Mezzanone, leggerlo per sapere d’un colpo quel che in fondo è noto ma non si vuol sapere, è troppo dura sapere. Cosa? Che se in luoghi come questi non si impone a forza, a dura forza, la legalità e il viver civile, allora diventano, sono la terra della sopraffazione, delle gang, della violenza. E insieme diventano il luogo in cui si invoca l’orrore di un apartheid, un apartheid invocato per sopravvivenza.

Fuori dal Cara un blindato, dentro il governo dispotico e capriccioso dei nigeriani. Un governo sotto il quale se una ragazza si rifiuta di vendersi finisce arsa viva. E’ successo, si chiamava Victory Uwanque, aveva 23 anni. Dentro, dietro una recinzione in metallo slabbrata, traffici per cui ci sono quelli che arrivano a spedire soldi all’estero tirando fuori sei o sette documenti diversi. Quelli che girano con mazzette di banconote. Quelli che girano in auto senza patente e senza assicurazione…Sono in tutti i sensi, dall’alto in basso, fuorilegge, fuori della legge.

Fuori dal Cara quelli dei neri che non si sono fatti banditi vengono trattati, arruolati e sfruttati come schiavi dai bravi cittadini residenti. Fatti lavorare nei campi per 12 ore a due euro l’ora. E, se capita, e capita, che qualcuno letteralmente muoia di fatica, che si faccia sparire in fretta il cadavere e comunque non è mica omicidio, erano…neri. “Cosi” a cui si può sparare a fucilate a buon diritto se si stanno mangiando due meloni, è successo a due del Burkina Faso e così i neri imparano.

Dentro, fuori e intorno al Cara di Borgo Mezzanone una guerriglia quotidiana che è già etnica. Un fronte di questa guerriglia interetnica sono le strade e i mezzi di trasporto. Gli immigrati sono circa cinquemila. Una marea, un’enormità. E sono raggrumati in clan. E si muovono spesso in bande. E spesso si vendicano del mondo e affermano se stessi nel mondo vandalizzando il mondo che hanno attorno.

I bianchi residenti hanno paura, vorrebbero tenersi alla larga e che fossero tenuti alla larga. Hanno giustamente paura di chi orina per strada o sfascia un sedile di bus. Qualcuno dei bianchi residenti ha anche, direttamente o indirettamente la coscienza sporca per il quotidiano mercato di schiavi. Qualcuno dei neri mima violenza solo per distorta e contorta spavalderia, molti dei neri mostrano violenza per organizzata scelta, vogliono stabilire con la forza che comandano loro, non solo dietro la recinzione.

Il bus, il mezzo di trasporto diventa una trincea e nella stessa trincea non possono stare quelli che, quando non si combattono, si evitano, si fuggono. Oggi la “circolare”, il bus che civilmente come nei paesi civili è per tutti, per tutti gli umani, mostra ogni giorno che la convivenza è impossibile senza la forza della legge.

Impossibile la convivenza se i clan dei nigeriani controllano e praticano crimini organizzati sul territorio e usano il Cara come base inviolabile. Convivenza impossibile se nessuno reprime il quotidiano mercato degli schiavi. Convivenza impossibile se si lascia andare e crescere la quotidiana guerriglia. Si arriva fino al punto in cui il bus per soli bianchi o soli neri non è razzismo. Un punto forse già di non ritorno.

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