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“Burqa vietato in tutta Italia”: Lega Nord in Regione Veneto propone legge nazionale anti-velo

"Burqa vietato in tutta Italia": Lega Nord in Regione Veneto propone legge nazionale anti-velo

“Burqa vietato in tutta Italia”: Lega Nord in Regione Veneto propone legge nazionale anti-velo

La Lega Nord vuole vietare burqa e niqab in Italia partendo dal Veneto, regione dove governa con Luca Zaia. Il “Divieto di burqa e niqab anche in Italia come in Francia e Belgio” è una proposta di legge nazionale illustrata in Regione Veneto dal consigliere leghista Alberto Villanova.

Obiettivo è vietare l’uso del velo integrale (diffuso in particolare fra i musulmani sauditi e gli afghani) che nasconde il volto delle donne. Una proposta che in Parlamento avrebbe l’appoggio di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, ma non del Movimento 5 Stelle e del Pd, che sono i principali gruppi fra Camera e Senato.

La Lega Nord veneta vuole equiparare burqa e niqab a caschi e passamontagna, integrando le norme penali previste dalla legge 152 del 1975 (emanata in anni di scontri di piazza) che vietano il “travisamento del volto senza giustificato motivo” nei luoghi pubblici. Chi con violenza o minacce costringesse le donne di religione musulmana a indossare burqa o niqab, secondo la proposta di legge leghista, andrebbe incontro a una pena dai 4 ai 12 mesi di reclusione e a una multa da 10 a 30 mila euro.

Finora, tranne qualche sanzione amministrativa prevista dalle ordinanze di qualche sindaco del Nord, non è considerato reato indossare un velo integrale in Italia. A Novara una donna entrò con un burqa in un ufficio postale e prese una multa di 500 euro. In Lombardia è vietato entrare a volto coperto nelle strutture regionali, ospedali compresi.

Ma quanto al “giustificato motivo” previsto dalla legge anti-travisamento del 1975, si era già espresso nel 2008 il Consiglio di Stato, che ritenne la religione o la cultura un motivo giustificato per coprirsi il volto indossando un niqab, un burqa o un qualunque altro tipo di velo islamico che non permetta di vedere la faccia di chi lo porta. In consiglio regionale veneto il voto sulla proposta è previsto per martedì 31 gennaio.

Differenti le reazioni in Parlamento alla proposta leghista. Fra gli entusiasti c’è la romana Barbara Saltamartini, deputata della Lega Nord:

“Sono assolutamente d’accordo perché il velo integrale è simbolo di oppressione e sottomissione, che limita la libertà della donna. Il burqa e il niqab sono la negazione dei valori fondanti della società occidentale. Sino a quando le comunità islamiche non sottoscriveranno le intese con lo Stato italiano e non riconosceranno la parità uomo-donna come uno dei principi cardine della nostra società, nessun dialogo sarà mai possibile”.

Anche Daniela Santanché di Forza Italia sarebbe fra gli accesi sostenitori del divieto di burqa:

“È la strada giusta: giace in Parlamento (correva l’anno 2007) la mia prima proposta di legge per vietare il burqa su tutto il territorio nazionale. Ho provato una volta a indossarlo ed è una prigione portatile. Sarebbe una legge di liberta perché la maggioranza delle donne lo mette per costrizione e non per convinzione”.

Contraria la deputata del Pd Alessia Morani, membro della commissione Giustizia:

“Siamo all’ennesimo provvedimento di pura propaganda della Lega che rimbalza dalla Lombardia al Veneto. Esiste già una legge nazionale e non è necessario altro. Evidentemente la campagna elettorale permanente di Matteo Salvini non si ferma neppure di fronte alla evidente inutilità delle azioni dei suoi rappresentanti istituzionali. L’importante per il Carroccio è mostrare la faccia feroce, poi se non serve a niente non importa”.

Critici anche i consiglieri in Regione Veneto del Movimento 5 Stelle, che voterebbero sì alla proposta solo se venisse eliminata la discriminante religiosa:

“Il codice penale punisce già queste fattispecie, non servono appendici anti-islamiche”, specifica la consigliera pentastellata Patrizia Bartelle. Il suo collega Jacopo Berti si mostra scettico: “Finora lo 0% delle proposte regionali si sono tradotte in leggi dello Stato, stiamo discutendo un tema per altro importante nel posto sbagliato”.

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