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80 euro, Calenda contro Renzi: “No servono bonus per creare lavoro e reddito”

80 euro, Calenda contro Renzi: "No servono bonus per creare lavoro e reddito"

Carlo Calenda (Ansa)

ROMA – “Per creare lavoro e reddito non esistono scorciatoie, non esistono invenzioni di redditi, invenzioni di lavori, invenzioni di bonus”. Carlo Calenda non poteva scegliere una sede più istituzionale per fornire la sua ricetta per la crescita e contestare senza peli sulla lingua la misura simbolo di Matteo Renzi, il bonus di 80 euro.

Il ministro dello sviluppo economico ha infatti snocciolato le sue linee economiche dal Quirinale, alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella e del gotha dell’imprenditoria italiana riunito nel salone dei corazzieri per il premio “Qualità Italia”.

Mentre Sergio Mattarella lanciava l’allarme per il ritorno del protezionismo e la nascita di una “recessione geopolitica”, Calenda confermava con le sue parole, ancora una volta, di considerare superata buona parte dell’esperienza del governo precedente: “se noi proviamo a tracciare scorciatoie ripetiamo gli errori del passato”, ha assicurato.

Parole che non sono passate inosservate e che hanno spinto il ministro a una precisazione: “Vedo che una parte del discorso che ho fatto oggi al Quirinale è stato inserito nel contesto di una polemica politica che non mi appartiene e a cui non intendo prendere parte”, ha puntualizzato.

“La smentita che non smentisce del ministro Calenda fa pensare ad una voce dal sen fuggita; voce che peraltro è ampiamente condivisibile”, chiosa subito Francesco Paolo Sisto di Forza Italia. Mentre Renato Brunetta sottolinea come Calenda abbia “asfaltato” gli 80 euro di Matteo Renzi.

Ma è da tempi non sospetti che il ministro, tutt’oggi senza una casa politica pur essendo corteggiato da molti nel Pd, ripete che con le urne anticipate sarebbe “a rischio la tenuta del Paese e lo Spread potrebbe impennarsi”. Insomma meno promesse e maggiore realismo è quanto vuole Calenda. Serve più concretezza ha aggiunto, riprendendo concetti già espressi nelle settimane scorse. Come quando proprio ad un Pd dilaniato dalle guerre intestine chiese di sedersi a un tavolo con il Governo “per elaborare l’agenda e come strutturare ed equilibrare il prossimo Def”.

Ma soprattutto il giovane ministro, ex braccio desto di Montezemolo e in passato candidato non eletto di Scelta civica, pretendeva chiarezza di pensiero: “se si dice privatizzazioni no, nuove tasse no, nuovi tagli no e infrazione no, qualcuno ci spieghi come queste cose stanno insieme”, affermò caustico. “La domanda che ci si pone oggi è se dobbiamo essere ottimisti o pessimisti. Io penso che sia una domanda mal posta. Noi dobbiamo essere realisti, cercare di analizzare la situazione e il grado di complessità che la situazione merita in tutto il mondo”, ha incalzato Calenda.

“Io credo che non sia compito del governo spandere ottimismo o delle opposizioni spandere pessimismi ma sia compito di tutti costruire un percorso che si basi sulla razionalità. Credo poi che la complessità è la categoria in cui ci troveremo ad operare e credo che la complessità sia la categoria che i cittadini sono pronti ad accettare”. Quasi un programma di Governo.

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