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Clemente Mastella si candida a sindaco di Benevento

BENEVENTO – Clemente Mastella torna in politica e si candida a sindaco di Benevento. “Una scelta d’amore per la mia terra”, la definisce l’ex Guardasigilli, 69 anni e un passato di lungo corso tra la Prima e la Seconda Repubblica.

“Avrei potuto attendere qualche altro anno presentandomi alle prossime Politiche, ma la situazione in cui versa la città di Benevento, l’amore per la mia terra e per la sua gente, che mi ha sempre sostenuto sin da quando divenni parlamentare per la prima volta all’età di 28 anni, mi hanno spinto a presentarmi”.

Al momento sono due le liste, entrambe di estrazione civica, per lo più composte da giovani e donne, che scenderanno in campo a sostegno della sua candidatura. Ma nel giro di poche ore dovrebbero arrivare il via libera del presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi e dell’Udc.

“Saremo alternativi alla sinistra e distanti dalla destra e dalla Lega. Vogliamo aggregare il polo moderato”, ha detto Mastella ai giovani con i quali ha annunciato di voler realizzare il programma elettorale. “In Italia stiamo assistendo al suicidio politico del centrodestra, basta guardare cosa sta accadendo a Roma e Napoli. In questa tornata elettorale eviterò salotti televisivi e confronti tra i candidati alla carica di sindaco perché ritengo più utile ascoltare ed incontrare la gente. Farò una campagna elettorale porta a porta, come feci quando venni eletto sindaco nel mio paese, a Ceppaloni. E in caso di elezione non prenderò lo stipendio da sindaco. Devolverò l’indennità a favore dei servizi sociali: giovani coppie, malati e anziani”.

Per Mastella, storico esponente della Democrazia Cristiana, ministro del Lavoro nel Governo Berlusconi e della Giustizia con Prodi, si tratta dell’ennesima sfida di una lunga carriera. Risale proprio al periodo in cui era Guardasigilli, nel 2008, l’inchiesta della magistratura sull’Udeur di cui Mastella era il leader che portò all’esilio forzato a Roma della moglie Sandra Lonardo, all’epoca presidente del Consiglio regionale della Campania, e alle dimissioni dello stesso Guardasigilli che fecero da viatico alla fine del Governo Prodi.