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Cocaina alla Camera? I politici si difendono: “Al massimo c’è qualche ubriaco”

 Cocaina alla Camera? I politici si difendono: "Al massimo c'è qualche ubriaco"

Cocaina alla Camera? I politici si difendono: “Al massimo c’è qualche ubriaco”

ROMA – Cocaina alla Camera dei Deputati? I politici si difendono: “Al massimo c’è qualche ubriaco”.  Dopo l’articolo pubblicato da Millennium, il nuovo mensile de Il Fatto Quotidiano, l’argomento cocaina e politica è tornato d’attualità: sono state trovate infatti tracce di polvere bianca nei bagni di Montecitorio.

E Il Giornale ha interpellato alcuni politici sulla vicenda. Tra questi, si distinguono le posizioni di Carlo Giovanardi, una vita in prima linea contro la droga, e di Stefano Menichini. Entrambi, infatti, tendono a giustificare la Casta puntando i fari su un altro fattore: ai bagni di Montecitorio ci possono accedere non soltanto i politici.

Giovanardi spiega: “Ora sto al Senato, va bene, ma sono stato vicepresidente della Camera, conosco bene quell’aula e anche quei bagni. Forse non è stato scritto che in quei bagni può entrare un po’ chiunque”. Dunque Menichini: “I servizi igienici in questione non sono affatto ‘dei deputati’ e tanto meno ‘inaccessibili agli esterni’, come scrive il giornalista che evidentemente della Camera conosce poco”.

Scrive Il Giornale:

“Più che altro c’è qualcuno che alza il gomito, basta farsi un giro in tarda mattinata alla bouvette, c’è anche chi fa colazione con un caffè corretto alla Sambuca e poi i caffè diventano due, tre e dieci”. Di chi si tratta? «È un rispettato onorevole di lungo corso, che ha mosso i primi passi con la Democrazia Cristiana, e qui mi fermo», racconta sottovoce un ex deputato del Partito Democratico. Poi aggiunge: «Volete l’immagine di decine di sballati a Montecitorio? Beh, non è così ed è sempre meglio: sono passati gli anni della politica rampante, l’età media è pure scesa e dunque anche quelli abituati a bere come spugne sono sempre meno. E poi ora ci sono i grillini. Quelli hanno tutti i difetti del mondo, ma non fanno uso di droghe, non possono, il guru non vuole».

“Quanto accade in queste ore, dopo l’inchiesta di Millennium, spiega perché tanti parlamentari si erano opposti alla mia proposta, sarebbe bastato approvarla due anni fa per non ritrovarsi oggi a dover scaricare le colpe sugli ‘esterni'”. Lo afferma Tiziana Ciprini (M5s), che il 5 agosto 2015 aveva presentato un ordine del giorno contenente l’iniziativa di sottoporre a drug test i parlamentari. La proposta, bocciata dalla Camera con 342 contrari su 453, era stata ripresentata il 6 agosto 2016, con la richiesta di rendere non più facoltativo, ma obbligatorio il test. Al di là della risposta della Camera sull’inchiesta (e cioè che i bagni di Montecitorio non sono aperti solo ai parlamentari ma a chiunque si trovi nel palazzo), “resta in ogni caso un fatto grave che in un Parlamento super sorvegliato agli ingressi da piantone e forze dell’ordine riescano comunque ad entrare sostanze stupefacenti, così come trovo francamente scandaloso che rappresentanti eletti dai cittadini non intendano sottoporsi a questo test”.

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