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Comunali: Fassina ammesso a Roma, Fratelli d’Italia a Milano

ROMA – Il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso della lista ‘Sinistra per Roma – Fassina sindaco‘, ha ammesso la stessa a partecipare alle prossime amministrative per le elezioni del sindaco e dell’Assemblea capitolina. Lo ha deciso la III Sezione in sede giurisdizionale. Inoltre lo stesso organo giuridico ha riammesso la lista di Fratelli d’Italia a Milano. Intanto il Consiglio dei Ministri ha deciso che si voterà solo domenica 5 giugno, e non anche (come si ipotizzava) il lunedì successivo.

Caso Fassina a Roma.

Il Consiglio di Stato – si legge in una nota – ha ritenuto illegittima l’esclusione dalle elezioni della lista ‘Sinistra per Roma_Fassina sindaco’, “perché nessuna disposizione di legge prevede, per la materia elettorale, la nullità di tali autentiche quando siano prive di data, purchè risulti certo che l’autenticazione sia stata effettuata nel termine previsto dalla legge”. I giudici di Palazzo Spada hanno anche sottolineato “l’importanza del principio democratico della massima partecipazione alle consultazioni elettorali nei casi in cui le liste siano in pos di tutti i requisiti sostanziali e formali essenziali richiesti dalla legge”. Con le stesse motivazioni il Consiglio di Stato ha ammesso alla partecipazione elettorale anche la lista ‘Rete liberale’, a sostegno del candidato sindaco Alfio Marchini, ed esclusa dal Tar del Lazio.

“Felice per sentenza Consiglio di Stato. La sinistra torna in campo a Roma più forte di prima”. Così su twitter il candidato a sindaco di Roma Stefano Fassina (SI).

Caso Fratelli d’Italia a Milano.

Il Consiglio di Stato riformando la sentenza del Tar Milano ha accolto l’appello proposto da ‘Fratelli d’Italia’ riammettendo la lista alla competizione per l’elezione del Consiglio comunale di Milano. La lista era stata esclusa per mancata presentazione delle dichiarazioni di assenza delle cause di incandidabilità. L’esclusione – informa una nota – è stata ritenuta “illegittima in quanto è risultato che tali dichiarazioni fossero state depositate complete in tutti gli elementi il giorno successivo, e il ritardo fosse da addebitare a un comportamento della stessa amministrazione”.

I giudici di Palazzo Spada hanno sottolineato poi nella sentenza il principio democratico della massima partecipazione alle consultazioni elettorali nei casi in cui le liste siano in pos di tutti i requisiti sostanziali e formali essenziali previsti dalla legge”.