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Congedo paternità, minimo 5 giorni. Emendamento governo

ROMA – Papà a casa per legge almeno cinque giorni quando nasce un bambino. Non è ancora la soluzione proposta da Tito Boeri che in una delle sue soventi incursioni nel campo del legislatore ne chiedeva addirittura quindici, ma è almeno un inizio. A prevedere i cinque giorni è un un emendamento alla legge di Bilancio passato in commissione Lavoro alla Camera.

La Legge di Stabilità del governo, in un primo momento, si era limitata a prorogare per un anno i due giorni di paternità obbligatoria attualmente in vigore. L’emendamento ne introduce tre in più, sempre pagati al 100%.

Ancora pochi secondo quanto richiesto, oltre che da Boeri, dalla vicepresidente del Senato Valeria Fedeli. Convinta che gli attuali due giorni di paternità obbligatoria siano pochi è anche la presidente della Camera Laura Boldrini: “Che condivisione della genitorialità può esistere se si concedono al papà 48 ore per stare vicino al proprio figlio? Il nostro è tra i congedi di paternità più brevi d’Europa”.

 

Perplessa sul congedo obbligatorio è invece Emma Bonino. Diversa la posizione di Titti Di Salvo prima firmataria dell’emendamento “cinque giorni”:

“Un più sostanzioso congedo obbligatorio dei padri è necessario per due motivi. Per prima cosa non bisogna dimenticare che esiste un interesse pubblico nell’utilizzo del congedo di paternità in quanto una maggiore condivisione di compiti familiari aumenta la possibilità per le donne di restare al lavoro, con ricadute positive per l’economia nel suo insieme, e nello stesso tempo aumenta il benessere e l’equilibrio degli stessi bambini”.

Un secondo emendamento votato in commissione, poi,  libera le aziende con meno di 9 dipendenti dall’anticipo dell’assegno di maternità, che verrebbe quindi pagato subito dall’Inps.