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Consip, Anac denuncia: 3 aziende facevano cartello per spartirsi gli appalti

Consip, Anac denuncia: 3 aziende facevano cartello per spartirsi gli appalti

Consip, Anac denuncia: 3 aziende facevano cartello per spartirsi gli appalti

ROMA – Tre aziende che si dividevano i lotti a scacchiera, per non sovrapporsi negli appalti e azzerare così la concorrenza. E’ il nuovo capitolo dell’inchiesta Consip aperto dall’Autorità nazionale anti corruzione di Raffaele Cantone. Quattro mesi dopo l’avvio dell’istruttoria sul maxi appalto Fm4, da 2,7 miliardi di euro per la gestione dei servizi nella pubblica amministrazione, già al centro di un’altra istruttoria Antitrust e dal quale l’azienda di Alfredo Romeo, arrestato, era già stata esclusa l’Anac ha chiuso la sua inchiesta con il sospetto di un “accordo di cartello”. A spartirsi l’appalto sarebbero state le imprese Cns, Manutencoop e Romeo Gestioni che dovranno presentare delle “controdeduzioni” per cercare di evitare le sanzioni dell’Antitrust.

Dalle verifiche dell’Anac si è scoperto che “Ati Cns ha presentato un’offerta per sette lotti di gara, Manutencoop per cinque, senza mai sovrapporsi” e ignorando le regioni del Sud (Campania, Calabria e Sicilia) dove invece si presentava Romeo. L’azienda dell’imprenditore campano a sua volta non si sovrapponeva mai, con una sola eccezione, a Ati Cns e a Manutencoop.

Il dossier dell’autorità anticorruzione è stato trasmesso alla Procura di Roma che è titolare dell’inchiesta su Consip e che dovrà valutare se per questo presunto cartello ci saranno essere anche conseguenze penali per i responsabili delle imprese coinvolte. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, “le società evitavano le sovrapposizioni sui lotti e sulle Regioni nelle gare per la gestione degli edifici pubblici”. In particolare le imprese finite nel mirino dell’Anac sono in passato già state accusate di aver fatto cartello per l’appalto “belle scuole” assegnato nel 2015 e bloccato per le intese illegittime.

Nell’ambito dell’indagine su Consip, tra gli altri, sono indagati Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, il ministro Luca Lotti e il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette.

Per i pm romani, che hanno studiato il dossier raccolto dall’Anac, i contenuti “non fanno che corroborare quello che è il nostro convincimento”. La procura agli atti ha già acquisito elementi probatori più che sufficienti per sospettare che le aziende potrebbero essersi preventivamente messe d’accordo.

In un recente interrogatorio reso da Marco Gasparri, ex dirigente Consip, avrebbe messo nei guai proprio Romeo, in carcere per alcuni mesi e ora in attesa di essere processato per corruzione.

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