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De Luca nel mirino della Antimafia: “Pressioni su sindaci per il sì”. Vendetta Bindi?

ROMA  –  Vincenzo De Luca attacca Rosy Bindi dai microfoni di Matrix. E qualche giorno dopo la Commissione Antimafia presieduta da Bindi chiede informazioni sulle presunte pressioni che il governatore della Campania avrebbe fatto su alcuni sindaci perché votino Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre, come si sente in un video del Fatto Quotidiano. 

“La Commissione Antimafia all’unanimità mi ha incaricato di richiedere preventivamente informazioni urgenti alla Procura della Repubblica di Napoli in merito a eventuali indagini in corso, agli atti e ai documenti acquisiti e alla posizione dei soggetti coinvolti, ha detto Bindi, per verificare i presupposti per l’avvio di una inchiesta da parte della nostra Commissione, che naturalmente sono legati al tema mafia. Abbiamo sempre agito così per avviare le nostre inchieste e useremo lo stesso metodo”.

Bindi ha chiarito, in apertura della seduta odierna della Commissione, che la richiesta è arrivata durante l’ufficio di presidenza da parte dei gruppi Gal, Fi, Lega, Sinistra italiana, M5S in merito all’avvio di una inchiesta sulla vicenda dell’incontro del Presidente della Regione Campania con esponenti della politica locale della stessa regione.

Immediata la reazione di De Luca: “Apprendiamo della richiesta avanzata dalla Commissione Antimafia. Ci rende curiosi conoscere l’iter previsto sul reato di battuta e come evolverà la crociata del calamaro”, ha detto, commentando la richiesta da parte della Commissione Antimafia alla Procura di Napoli di documenti arrivata a pochi giorni dalla sua frase “Rosy Bindi, un’infame, da ammazzare”.

In realtà la vicenda della richiesta di avviare in Commissione Antimafia un’inchiesta è scattata dopo un video pubblicato venerdì scorso sul Fatto Quotidiano.it in cui Vincenzo De Luca, in un incontro a porte chiuse con 300 sindaci invita a far votare Sì al referendum dal momento che il governo ha concesso moltissimi finanziamenti alla Campania.

La richiesta di apertura indagine è arrivata durante l’ufficio di presidenza della Commissione Antimafia, presentata da parte dei gruppi Gal, Fi, Lega, Sinistra italiana, M5S. Gli esponenti politici coinvolti nel video erano in gran prevalenza proprio della Campania.

 

 


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