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Def, disoccupazione sopra il 10% nel 2019. Meno entrate da privatizzazioni

ROMA – La disoccupazione continuerà a calare ma non scenderà sotto il 10% prima del 2019, attestandosi all’11,5% nel 2016 per poi scendere al 10,8% nel 2017 e al 10,3% nel 2018, toccando il 9,9% nel 2017. La leva del deficit servirà a rilanciare gli investimenti, vero motore della crescita. Ma la prossima legge di Bilancio sarà finanziata anche grazie alla ‘fase 3′ della spending review e all’intensificarsi delle strategie per la lotta all’evasione.

Nella nota di aggiornamento al Documento di programmazione economica e finanziaria il governo certifica una crescita “più lenta di quanto desiderato”, come scrive in premessa il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e che andrà stimolata con una manovra espansiva.

Stime che vengono validate, per ora nel solo quadro tendenziale, dall’Ufficio parlamentare di bilancio per quest’anno e il prossimo ma che traballano per il biennio successivo per “la presenza di rilevanti fattori di rischio negativo” sia sulla crescita che sull’inflazione. “Ciò induce preoccupazione sull’effettiva realizzabilità delle previsioni stesse”.

La scelta di sfruttare ancora una volta gli spazi di indebitamento – ancora non valutata dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che validerà il quadro programmatico solo più avanti – servirà non solo a portare gli investimenti a un aumento in media del 2,3% ma consentirà all’esecutivo di rispondere all’esigenza prioritaria di rimettere il Paese in sicurezza, andando al di là “della necessaria ricostruzione delle zone colpite dal terremoto” di fine agosto.

Altra “circostanza eccezionale”, che consente al governo di poter sfruttare l’arma del deficit ma “nel rispetto delle regole” europee, quella dell’emergenza migranti per la quale, scrive Padoan, andranno comunque trovate “risposte migliori” a livello europeo.

Con la prossima legge di bilancio, ribadisce il governo, saranno bloccati gli aumenti Iva scritti come clausole di salvaguardia. Ma per farlo, e rispettare contemporaneamente l’obiettivo del 2% di deficit, sarà necessaria “una manovra pari allo 0,5% del Pil” – circa 8 miliardi – basata su spending review e “misure volte a recuperare base imponibile e ad accrescere la fedeltà fiscale”.

Il menu delle misure, che sarà definito nelle prossime due-tre settimane, conterrà un “potenziamento degli investimenti infrastrutturali e ambientali” oltre a un “rafforzamento degli incentivi fiscali per il settore privato”.

Nel documento il governo promette anche attenzione al sociale non solo con il pacchetto pensioni ma anche con il “rafforzamento delle misure per il sostegno alle famiglie”. Nota dolente rimane quella del debito, che inizierà a ridursi solo dal prossimo anno (al 132,5% dal 132,8%). Un dato che, comunque, secondo l’esecutivo non rappresenta una deviazione “rilevante” dal percorso delineato in precedenza che pure è rivisto, anche se mantiene l’obiettivo del pareggio nel 2019.

Anche il deficit strutturale, ‘osservato speciale’ da Bruxelles, resterà invariato nel 2017 all’1,2%. Pure questa non è valutata come una deviazione rilevante, nonostante la Ue chiedesse uno sforzo maggiore già prima della revisione delle stime. Il processo di privatizzazioni resta comunque confermato, seppure con un target rivisto: quest’anno ci si fermerà allo 0,1% del Pil (grazie alla cessione di Enav) mentre dall’anno prossimo, condizioni dei mercati permettendo, si ripartirà col target dello 0,5% l’anno.