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Dipendenti Camera: Non tagliate gli stipendi. I privilegi…

Dipendenti camera: "Non tagliateci gli stipendi"

Dipendenti camera: “Non tagliateci gli stipendi”

ROMA – I dipendenti della Camera dei deputati sono sul piede di guerra dopo l’annuncio di un nuovo taglio agli stipendi. Montecitorio stringe la cinghia e per il 2016 ha messo in conto una riduzione di 130 milioni di euro rispetto al 2011, un taglio complessivo dell’11,7% rispetto a cinque anni fa e che sale al 21.6% alla voce spese per il personale che infatti scendono da 285 a 223,4 milioni di euro.

Non è la prima volta che i dipendenti della Camera annunciano proteste per i tagli, loro che, stando ai conti del Messaggero, versano 1 euro e ne ricevono 5 di pensione. Nonostante le riduzioni di cui già godono e gli stipendi, i dipendenti si oppongono così ai tagli decisi il 21 dicembre dall’Ufficio di Presidenza della Camera, che ha approvato il progetto di bilancio per l’anno 2016unitamente al bilancio triennale 2016-2018 con una annotazione carica di soddisfazione:

“Nel 2016 la spesa complessiva si riduce rispetto all’anno precedente per il quinto anno consecutivo. Nello stesso periodo la spesa delle Amministrazioni centrali dello Stato segna un aumento del 12,62 per cento: una differenza di oltre 24 punti percentuali”.

I dipendenti della Camera restano però in stato di agitazione, proprio in questo lunedì in cui sul tavolo dell’ufficio di presidenza c’era anche la vertenza dei dipendenti contro i tagli alle indennità di funzione confermati anche quest’anno. Ma la trattativa con le rappresentanze sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Osa-Camera, Ils, Spi, Sindacato Autonomo, Aspa), che avevano anche lanciato un ultimatum alla Camera (no a “decisioni unilaterali”) si è trasformata in un braccio di ferro che ha portato alla rottura.

Il portavoce dell’Ufficio di presidenza ha però confermato le misure previste per il contenimento delle spese del personale: fino al gennaio 2017 sospensione dell’incremento delle indennità retribuzioni tabellari dei dipendenti (sulla base dell’accordo del giugno 2011); sospensione dell’adeguamento automatico delle retribuzioni in attesa della nuova disciplina in corso di definizione con il Senato; e ha infine stabilito che non si consente, a partire dal 2016, la monetizzazione della mancata fruizione delle festività soppresse.

Quanto al progetto di bilancio che ha avuto oggi l’ok, in ciascuno degli anni 2016-2018 la spesa complessiva resta al di sotto del miliardo di euro, “confermando il risultato conseguito nel 2015 per la prima volta dopo oltre dieci anni”:

“Concorre a questo risultato, tra la altre misure adottate, la proroga sino a tutto il 2018 del blocco dell’indennità parlamentare e dei principali rimborsi per i deputati, che determina un risparmio di circa 46 milioni di euro nel 2018; in assenza degli interventi di riduzione e di blocco dell’adeguamento dell’indennità parlamentare adottate a partire dal 2007, la misura mensile lorda dell’indennità medesima – oggi pari a 10.500 euro circa – ammonterebbe a circa 15.000 euro”.

 

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