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Egitto, basta turisti italiani? Lista nera dopo caso Regeni

ROMA – Dopo il ritiro dell’ambasciatore da Il Cairo, l’Italia potrebbe anche sconsigliare l’Egitto come meta turistica ai propri cittadini. Lo scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, ma a dare l’aura di ufficialità alla notizia è PierFerdinando Casini (presidente della Commissione Esteri del Senato), intervistato dal Messaggero:

“Esaurito l’elenco delle misure simboliche, bisognerà adottarne di nuove. Per esempio, si potrebbe inserire l’Egitto nella ‘lista nera’ dei paesi pericolosi compilata dalla Farnesina, sconsigliarlo come meta per i nostri turisti e ricercatori. La vicenda di Giulio dimostra proprio questo: che nessuno può sentirsi più al sicuro in Egitto”.

Le ultime sul caso di Giulio Regeni (il ricercatore ucciso a Il Cairo la cui morte è ancora un mistero in alto mare) non è piaciuta al governo italiano, che si sente preso in giro da quello egiziano. Scarsa collaborazione da parte delle autorità de Il Cairo, e ora addirittura il rifiuto di fornire i tabulati telefonici che potrebbero contenere elementi utili alle indagini. Decisamente troppo per il ministero degli Esteri guidato da Paolo Gentiloni.

Spiega Casini: “Per due mesi siamo stati deliberatamente presi in giro con l’invenzione di verità di comodo presto rivelatesi improbabili, con un depistaggio perfino nei confronti dei nostri magistrati. Gli egiziani hanno sbagliato a considerare la visita a Roma poco più che una scampagnata”. “Il caso Regeni è solo la goccia che fa traboccare il vaso rispetto ad altri comportamenti egiziani poco convincenti”, spiega Casini: “Nello scenario libico il generale Haftar e il Parlamento di Tobruk, condizionati dal Cairo, continuano a opporsi al governo voluto dall’Onu e insediato a Tripoli. C’è chi continua a sostenere l’idea di tripartizione della Libia con la Cirenaica appannaggio dell’Egitto”.

Casini chiede “che la Ue su questa vicenda sia corresponsabile con l’Italia. L’Europarlamento l’ha già fatto con una mozione. Federica Mogherini ha un’occasione irripetibile per dare un contributo da commissario europeo. Le parole sono tante, ora bisogna passare ai fatti”. “Sarebbe concreto pure il blocco di nuovi accordi commerciali e economici, e sarebbe un concreto dato negativo per l’Egitto operare nel Mediterraneo in una condizione di freddezza con un paese come l’Italia. Tanto più se l’Unione Europea sarà compartecipe delle nostre decisioni”.

La Sarzanini aggiunge che non è il turismo l’unico settore che l’Italia vorrebbe colpire. C’è anche quello della partnership commerciale:

Ci si muove su due tavoli. L’Italia tiene al momento separata l’azione diplomatica da quella strettamente economica, consapevole del rischio altissimo che numerose aziende possano essere danneggiate da una rottura definitiva dei rapporti commerciali. Ma l’intenzione – almeno a leggere le parole che il ministro pronuncia mentre è in missione in Giappone per il G7 – è quella di mantenere una linea dura, di onorare l’impegno preso con la famiglia del ricercatore catturato il 25 gennaio scorso e ritrovato cadavere in un fossato il 3 febbraio. E di evidenziare il mancato rispetto da parte delle autorità egiziane delle istituzioni italiane, visto che il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone aveva accettato di recarsi al Cairo con il sostituto Sergio Colaiocco per incontrare il procuratore generale Nabil Ahmed Sadek e in quella sede aveva ricevuto assicurazioni sulla volontà di fornire massima cooperazione, mentre due giorni fa c’è stata una clamorosa retromarcia.

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