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Elezioni a settembre per fermare i vitalizi? Una bufala, saranno già scattati

Elezioni a settembre per fermare i vitalizi? Una bufala, saranno già scattati

Elezioni a settembre per fermare i vitalizi? Una bufala, saranno già scattati

ROMA – Votare a settembre per evitare che scattino i vitalizi? Una bufala che tutti i partiti politici, M5s compreso, si ostinano a sfruttare a proprio vantaggio. Basta prendere il calendario e fare qualche conto: a meno ché non si vada alle elezioni in agosto, le pensioni saranno già belle che scattate. Inutile quindi correre alle urne entro il 10 settembre, come richiesto da Beppe Grillo. Il leader M5S, dando il via libera al sistema tedesco, aveva chiesto di andare al voto in anticipo rispetto alla data più chiacchierata in Parlamento, il 24 settembre. Ma ignora o forse non vuol vedere che sarebbe comunque una corsa vana.

“Hanno allungato il brodo fino a oggi: non hanno fatto nulla per il Paese, ma cercano disperatamente di arrivare al giorno della loro pensione da privilegiati che scatta il 15 settembre”, ha scritto sul suo pulpito blog il leader M5s. “Il MoVimento 5 Stelle vuole che si vada al voto prima di questa fatidica data: è una delicatezza istituzionale che questa classe politica sciagurata deve al popolo che ha massacrato per decenni. Vogliamo evitare questo schifo e vogliamo anche mettere fine allo scandalo dei vitalizi”.

Per fare il calcolo bisogna andare a leggere attentamente la normativa approvata da entrambe le Camere nel 2012. La legge introduce il sistema contributivo anche per i parlamentari. Ma la loro pensione è comunque di gran lunga più favorevole rispetto a quella degli altri lavoratori. Per maturare i requisiti infatti servono quattro anni, sei mesi e un giorno di mandato parlamentare. E questa legislatura ha preso il via il 15 marzo del 2013. Il conto è presto fatto: la data x è quella del 15 settembre 2017.

San raffaele

Ma non basta certo andare alle urne 5 giorni prima, perché le Camere sciolte restano comunque in regime di prorogatio fino a che non si insediano le nuove (articolo 61 della Costituzione). E in media ci vogliono almeno 15-20 giorni prima che ciò accada, tempo impiegato solitamente per verificare la correttezza delle votazioni e scongiurare eventuali brogli elettorali. Morale della favola: per avverare il sogno dei Cinque Stelle, bisognerebbe indire le elezioni al massimo entro fine agosto. E non si è mai visto un Paese chiamato alle urne nel mese più torrido dell’anno.

Nel dettaglio l’ultimissimo giorno utile sarebbe il 27 agosto, così si avrebbe davvero il tempo e una chance di fermare la pensione: poco più di 850 euro al mese per una legislatura, da corrispondere solo al compimento del 65esimo anno di età.

Ma c’è un’altra beffa colpevolmente taciuta. Anche ammesso che si riescano a convocare le elezioni in tempo, il 27 agosto, le somme sinora versate dai parlamentari con il sistema contributivo dovrebbero essere immediatamente restituite ai non rieletti, poiché si tratta solo di un accantonamento mai elevato al rango di trattamento previdenziale. Parliamo di cifre come 50 mila euro per ogni parlamentare. Siete ancora convinti che ne valga la pena?

Intanto il 60% dei parlamentari italiani, quelli cioè alla prima legislatura che rischiavano di non incassare l’odiato privilegio, possono quindi brindare: il vitalizio è assicurato. 

 

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