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Elezioni amministrative, Beppe Grillo e M5s flop. Massimo Giannini (AUDIO): “Il controribaltone”

Elezioni amministrative, Beppe Grillo e M5s flop. Massimo Giannini (AUDIO): "Il controribaltone"

Elezioni amministrative, Beppe Grillo e M5s flop. Massimo Giannini (AUDIO): “Il controribaltone” (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Massimo Giannini su Repubblica Tv annuncia: “Siamo al controribaltone. Un anno fa si celebravano i successi grillini ai comuni di Roma e Torino. Le comunali di giugno 2017 ci offrono un panorama ribaltato: il Movimento fallisce nelle città, da Palermo a Genova a Parma (dove va benissimo il “grillino antigrillista” Pizzarotti). Questo primo turno ci dice che l’onda populista e antieuropeista rallenta, ma anche che con un sistema elettorale maggioritario i due poli tradizionali (centrodestra e centrosinistra) tornano competitivi”.

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Sempre su Repubblica, Annalisa Cuzzocrea, riporta l’atmosfera da Beresina del Movimento 5 stelle. Dal quartier generale arriva un ordine perentorio della comunicazione. Gli eletti dei 5 stelle non devono rilasciare dichiarazioni. Il commento ufficiale è all’insegna del farsene una ragione:

“Lo sapevamo. Non abbiamo speso nulla per questa campagna. Non abbiamo fatto tour. Localmente siamo comunque cresciuti, alle amministrative soffriamo perché corriamo soli contro le accozzaglie “.

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Ad attivisti amici, una deputata di peso come Roberta Lombardi dice: «Dobbiamo curare di più il lavoro sui territori, essere più presenti, pensare che il percorso nazionale si costruisce su ogni singolo comune». Altri sono più arrabbiati: «I nostri consiglieri, i nostri sindaci, si sentono abbandonati. I gruppi sono stati lasciati allo sbando». Quel che serve, dicono in molti, è un coordinamento vero. La piattaforma Rousseau — che ha una parte dedicata allo sharing delle buone pratiche negli enti locali — non è sufficiente.

Che la sconfitta di Parma sarebbe stata bruciante, il fedelissimo della Casaleggio Max Bugani e il senatore Nicola Morra lo avevano capito quando, alla chiusura, non si sono ritrovati davanti praticamente nessuno. Cinque anni fa Grillo sollevava il braccio di Federico Pizzarotti.

Di quella vittoria — «la nostra Stalingrado », aveva scritto il blog — sono rimaste solo macerie. A Pizzarotti era stato rimproverato proprio quello che molti parlamentari dicono oggi: l’aver parlato della necessità di una struttura fisica, di un coordinamento vero. Cacciato lui, a Parma il Movimento è di fatto scomparso.

A Palermo la guerra interna lo ha dilaniato fino a dissanguarlo. Il gruppo del deputato Riccardo Nuti era considerato forte, finito nei guai per le firme false, ha cercato solo di non far vincere i sopravvissuti. Fino a fare un esposto in procura contro il candidato Ugo Forello.

A Genova il gruppo si è diviso seguendo la faglia nazionale: i dimaiani di Alice Salvatore da una parte, con Pirondini, i movimentisti della prima ora dall’altra: usciti (Putti) o cacciati (Cassimatis). Hanno corso tutti, nessuno è arrivato al ballottaggio (che nel 2012 era stato sfiorato). Semmai i leader M5S avessero seguito una strategia, quella di ieri è stata la notte del fallimento.

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