Blitz quotidiano
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Elezioni comunali 2016. Roma, Torino: Beppe Grillo trionfa. Ora Renzi…

ROMA – Il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo e dei Casaleggio ha conquistato Roma e Torino e ha vinto in 19 dei 20 comuni in cui si è presentato per le elezioni amministrative. Complessivamente, i comuni in cui si è votato fra il 5 giugno sono stati 1.342 . Virginia Raggi e Chiara Appendino, rispettivamente con il 67,2 e il 54,5% delle preferenze, saranno i primi sindaci donna a Roma e Torino, dopo aver messo ko il Pd.

Al Pd restano, fra le grandi città, Milano, dove ha vinto Beppe Sala (col 51,7% contro il 48,3 di Stefano Parisi candidato della destra) e Bologna, dove si  confermato Virgilio Merola. Il Pd ha perso, fra le grandi città, anche Trieste ( dove Roberto Dipiazza scalza il pd Roberto Cosolini), Benevento (dove è tornato alla grande Clemente Mastella, che ha battuto il candidato del centrosinistra Raffaele Del Vecchio), Savona e Novara. Ha conquistato Varese. A Napoli  stato confermato, al secondo turno, Luigi De Magistris, magistrato mutato in Masaniello, la cui vittoria, seppure non tanto trionfale, dà la cifra di queste elezioni. La vittoria solo al secondo turno di De Magistris, sindaco uscente e il risultato di Varese, con la sconfitta della Lega, combinato con le sconfitte del Pd, fanno pensare che gli elettori non premiano chi governa, chiunque sia. Non si vota più per ideologia ma per giudicare i servizi e i disservizi.  Ha vinto anche la protesta, assoluta, endemica, irrefrenabile, cotta nel brodo della speranza di sanculotti e descamisados dei mille euro al mese elargiti come mitico “salario di cittadinanza”, che probabilmente costituisce una delle principali motivazioni del voto al Movimento 5 stelle.

Il reddito di cittadinanza è stato rilanciato, nella notte del trionfo M5s, da uno dei suoi uomini nuovi, Alessandro Di Battista:

“Se [Renzi] avesse coraggio e dignità dovrebbe subito proporre una legge sul reddito di cittadinanza”.

Renzi per ora deve leccarsi le ferite. Ha già detto che non intende dimettersi. Riferisce Cristina Ferrulli della agenzia Ansa che

“il premier non vuole sottrarsi alla realtà, ammette la sconfitta “senza attenuanti” a Roma e a Torino e la “durezza” della perdita a Novara e a Trieste”.

C’è di dire che i sindaci puniti dagli elettori c’entrano poco con Matteo Renzi: sono tutti uomini di Bersani, l’ineffabile Pierluigi Bersani che ha guidato il Pd in una delle sue più umilianti stagioni. A lui si deve la scelta di Ignazio Marino come sindaco di Roma. Ora gira con la scorta.

Per Renzi si apre il passaggio più difficile della sua carriera, il regolamento di conti con la sinistra del Pd, quella cui si deve l’attuale declino dell’ Italia, che è da ritenere responsabile della sconfitta elettorale ma che cerca di ridurre la sconfitta elettorale a un problema di alleanze (“oggi – osserva un dirigente della minoranza –  scegliere Verdini e buttare al mare il centrosinistra è la morte del Pd”), ignorando le profonde ragioni del distacco da parte della base ex proletaria e popolare.

Vedremo come se la caverà ora Renzi sotto attacco, che ha anticipato la direzione nazionale del Pd, prevista per il 27, a venerdì 24, giorno che la minoranza aveva scelto per avviare, nell’analisi del voto, la resa dei conti contro il segretario, da mesi indicato come incapace di gestire il Pd e di averlo portato su una strada, il Partito della Nazione, che a loro dire si conferma fallimentare.

Renzi, consapevole di essere al tornante più difficile da quando è alla guida del governo e del partito, non ha intenzione di incassare accuse che vengono “da chi da mesi parla solo male del governo e del Pd”. Ma il “lanciafiamme” contro la minoranza, in base alle priorità del premier, può aspettare: dopo le comunali, il referendum istituzionale diventa a maggior ragione lo spartiacque del suo futuro politico.

Il risultato di Roma, nota Cristina Ferrulli,

“con il trionfo della Raggi, e di Torino fa scattare il campanello d’allarme: in entrambe le città il centrodestra ha votato le candidate grilline per colpire Renzi e il Pd che, ammettono i dem in base all’analisi del voto, non sfonda invece al centro. “Un’alleanza che si riproporrà al referendum visto che lì la posta in gioco è dichiaratamente il governo”, sostengono più dirigenti che a questo punto chiedono una revisione della strategia nella campagna mediatica, più sul merito della riforma e meno rivolta a politicizzare la sfida. E si cercherà di compattare il Pd, evitando che prenda largo la frangia del no, di chi vorrebbe che la sinistra interna si smarcasse promuovendo comitati per il no. Pier Luigi Bersani non vuole la rottura ma da domani non farà sconti agli errori del segretario e chiederà una netta correzione di rotta.

Ora che i ballottaggi hanno consegnato un risultato ‘storico’ per M5s, Beppe Grillo punta al governo del Paese:

“È solo l’inizio, ora tocca a noi”.

Virginia Raggi ha detto:

“E’ un momento storico, ora parte una nuova era. Stiamo scrivendo la storia. Da oggi e per i prossimi cinque anni e’ responsabilita’ di tutti. E’ stato un risultato oltre ogni aspettativa. Sara’ dura, sappiamo come e’ Roma, ma abbiamo un programma pazzesco, lo abbiamo scritto con i cittadini”.

Chiara Appendino:

“È giunto il nostro tempo, dobbiamo ricucire una città profondamente ferita”.

Beppe Grillo ha fatto la sua marcia su Roma, piazzandosi allo Hotel Forum, davanti ai Fori imperiali. È apparso a una finestra dell’ albergo, nel controluce come un santone, ha sventolato un appendi abiti per ricordare che la Appendino ha scalzato Fassino dalla poltrona di sindaco di Torino, ha rivendicato la guida dell’ Italia.

Grande festa al Forum, dove è arrivato anche Davide Casaleggio, con Beppe Grillo e Virginia Raggi e diversi parlamentari cinquestelle per celebrare l’elezione a sindaco dell’avvocatessa M5s.