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Elezioni comunali 2017, M5s fuori da tutti i ballottaggi. Grillo: “Non gongolate”

Elezioni comunali 2017, M5s fuori da tutti i ballottaggi. Grillo: "Non gongolate"

Elezioni comunali 2017, M5s fuori da tutti i ballottaggi. Grillo: “Non gongolate”

ROMA – Il Movimento 5 Stelle è tagliato fuori dai ballottaggi nelle grandi città. I risultati del primo turno alle elezioni amministrative parlano chiaro, ma Beppe Grillo non crede alla disfatta: “Illudetevi pure – scrive sulla sua pagina Facebook – ma non gongolate sulla nostra morte, M5s c’è”

All’indomani del voto comunale che ha sancito la riscossa del centrodestra e la disfatta dei Cinque Stelle, Grillo prova a ribaltare il racconto di un risveglio amaro. “Ha vinto il bipolarismo”, riconosce ma poi rivendica la forza capillare del suo partito:

“M5s è la forza più presente – scrive su Facebook – in crescita lenta ma c’è, illudetevi che abbiamo fallito, l’importante è non mollare mai”.

Quel che è emerge è senz’altro una spinta alle coalizioni, ma l’affluenza si ferma al 60,07% in forte calo soprattutto al Nord. E Beppe Grillo va all’attacco:

“Il M5S è stata la forza politica più presente a questa tornata elettorale. Gli altri partiti si sono camuffati, soprattutto il Pd che si è presentato in circa metà dei comuni rispetto al MoVimento. Senza le liste civiche Renzi avrebbe faticato a mettere qualche consigliere comunale!”.

Per il capogruppo M5s a Bologna e braccio desto di Casaleggio, Massimo Bugani, urge invece una “riflessione sulla regola del doppio mandato. Un vincolo che ha fatto da freno a molti”.

 

Ma i dati definitivi confermano l’esclusione del Movimento da tutti i ballottaggi nei venticinque capoluoghi chiamato al voto domenica e anche un generale calo delle liste grilline. Un trend positivo può vantarlo la Lega, nel Nord Italia. Mentre in discesa, con una crescita dell’astensionismo, sono anche la sinistra e Forza Italia.

Centrodestra e centrosinistra i bilanci finali li tracceranno dopo i ballottaggi, che li vedono quasi sempre contrapposti. “Sono buoni i dati, adesso avanti”, esorta Matteo Renzi. Mentre Silvio Berlusconi, soddisfatto ma prudente, avverte: “Attenti, non è tornato il bipolarismo”.

A conti fatti, è magrissimo il bottino dei Cinque stelle: sono al ballottaggio in otto comuni sotto i 15mila abitanti (nessun capoluogo) e solo in uno partono in vantaggio. Il centrosinistra al primo turno conquista Palermo, con Leoluca Orlando, e Cuneo, con Federico Borgna; il centrodestra riconferma il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani.

A Verona in extremis Patrizia Bisinella, compagna di Flavio Tosi, conquista il secondo turno contro il centrodestra di Federico Sboarina. Mentre a Belluno due “civici” (l’uscente Jacopo Massaro e Paolo Gamba) tengono fuori Lega e Pd.

A Parma l’ex grillino Federico Pizzarotti se la dovrà vedere con il Pd Paolo Scarpa, con i voti di destra a fare da ago della bilancia. In tutti gli altri casi, sarà sfida tra un candidato di centrosinistra e uno di centrodestra. Con gli occhi puntati su Genova, dove Marco Bucci, sostenuto da Fi-Ln-Fdi-Dit, proverà a strappare per la prima volta il comune “rosso” al candidato di centrosinistra Gianni Crivello.

All’indomani del voto, Renzi va a sorpresa ad Accumoli e Amatrice per “fare il punto sui cantieri” della ricostruzione post terremoto e lascia agli altri “chiacchiere e discussioni” sul voto. Ma se il segretario conferma così una linea che lo ha tenuto lontano dalla campagna elettorale, al Nazareno Maurizio Martina traccia un bilancio: “C’è grande difficoltà del M5s, l’unica alternativa a una destra egemonizzata da Salvini è un centrosinistra a guida Pd”.

Il Pd è mobilitato “pancia a terra” per il secondo turno, perché lì si peserà il risultato. Ma intanto registra la sconfitta a Lampedusa di Giusi Nicolini, da poche settimane entrata nella segreteria Pd. Soltanto uno dei segnali, sottolineano da sinistra ma anche dalla minoranza Dem, che il centrosinistra vince “solo quando unito”.

Quanto al centrodestra, esultano Giorgia Meloni, che invoca il voto in autunno, e Matteo Salvini, che sostiene sia Renzi “il vero sconfitto”. Il leader della Lega auspica un centrodestra a traino leghista e un sistema elettorale maggioritario ma, afferma, “Berlusconi non lo vuole”. E in effetti il Cavaliere invita a non dare per morti i Cinque stelle, a considerare che il sistema è ancora “frammentato” e aggiunge che il centrodestra vince con candidati della società civile e “liberali”.

Ma il confronto sulle alleanze e sulla legge elettorale, concordano a destra e sinistra, riprenderà dopo i ballottaggi. Quando partirà la lunga volata verso le elezioni che, afferma Renzi, a questo punto saranno nel 2018. “A luglio avremo il candidato presidente della regione siciliana – afferma Grillo – a settembre avremo il candidato premier per andare al governo. Successi e fallimenti fan parte della nostra storia. Non molliamo”, incita il leader M5s. Ma nel Movimento non si nasconde la delusione ed è l’ora del “processo” ai dirigenti.

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