Blitz quotidiano
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Elezioni Regionali Trentino: soldi a Schutzen in cambio voti

TRENTO – Elezioni Regionali Trentino: soldi agli Schutzen in cambio di voti. Correva l’anno 2013. Lorenzo Baratter, uno dei leader del Patt, il Partito Autonomista Trentino Tirolese, trova un accordo con un collega di partito e con la Federazione degli Schutzen. L’accordo in questione, un vero e proprio contratto firmato, prevede che in cambio del sostegno i candidati in questione si impegnano a dare, a titolo di donazione volontaria, la somma di 500 euro a persona. Non avete letto male, è esattamente questo: Baratter ha offerto 500 euro a Schutzen in cambio del voto. Così sul Corriere Gian Antonio Stella:

«In vista delle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio regionale che si terranno il 27 ottobre 2013, considerata la volontà dei due candidati sotto indicati di farsi carico di rappresentare le istanze della federazione degli Schützen del Tirolo meridionale», perché così i nostalgici in braghette di cuoio chiamano il Trentino, «e considerata la volontà della stessa di dare pieno sostegno ai due candidati, i sottoscritti Giuseppe Corona (nato…) e Lorenzo Baratter (nato…) si impegnano in caso di elezioni a versare a titolo di contributo volontario alla federazione degli Schützen del Tirolo meridionale la quota mensile di euro 500,00 cada uno. Diconsi Euro Cinquecento Cada Uno»

Non sfugge a Stella l’errore grammaticale “cada uno” invece di “cadauno”. E anche quello è occasione per una sortita sarcastica:

Scritto esattamente così: «cada uno». È uno strafalcione ortografico inesistente sui dizionari e anche sul vecchio vocabolario della Crusca? Che gli frega: sono patrioti tirolesi, mica italiani! Il tutto letto e sottoscritto dai due aspiranti consiglieri (Corona poi non candidato) e dal capo degli Schützen trentini Paolo Dalprà.

Sarcasmo a parte (Stella si lancia in un breve commento in cui si chiede come avrebbero giudicato i tirolesi del sud fatto analogo avvenuto nell’Italia Meridionale) sulla questione è stata aperta anche un’inchiesta. Perché come riporta L’Adige quei soldi promessi, per almeno tre mesi sono stati anche dati:

Dopo l’elezione effettivamente il capogruppo ha versato per tre mesi all’associazione. Poi però ha interrotto i «contributi volontari» perché si era incrinato quasi subito il rapporto con i vertici degli Schützen, secondo i quali Baratter non avrebbe fatto abbastanza per «rappresentare le istanze del movimento» come si era impegnato a fare: non ha sostenuto la causa dell’autodeterminazione e non si è opposto all’adunata degli alpini nel 2018. Resta da capire ora se la vicenda possa avere anche possibili risvolti di natura penale.

Sempre a L’Adige Baratter replica:

Ho preso atto con un certo stupore del nuovo tentativo di delegittimazione della mia persona. In passato si era detto che avevo utilizzato, senza alcuna attenzione alle regole, più di 5 milioni di euro di soldi pubblici trentini per finanziare la mia campagna elettorale e l’autore è stato condannato in via definitiva per diffamazione aggravata.

Oggi il pretesto è il mio impegno a versare un contributo volontario alla Federazione degli Schützen in caso di elezione nel consiglio provinciale: c’è chi sceglie di tenersi i propri soldi e chi invece sceglie di spenderli sul e per il territorio.

L’impegno al versamento, che ho voluto formalizzare per trasparenza, si colloca evidentemente nel solco del mio impegno a favore dei valori condivisi: interesserà forse che ho ad esempio curato nel 2012 l’Almanacco degli Schützen e che ho fatto numerose conferenze con e per gli Schützen.

Non ho quindi alcuna difficoltà a confermare che mi sono fatto carico di rappresentare le istanze della tradizione culturale degli Schützen, certo di avere la vicinanza di molti dentro quel mondo, oltre a quella di coloro che senza demagogie e revanscismi portano avanti l’idea di una riscoperta di tutta la nostra storia.