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Elezioni Roma: ancora un no per Fassina, oggi ricorso al Tar

ROMA – Stefano Fassina, candidato sindaco di Roma, è ancora ‘in bilico’. Martedì 10 maggio ha provato a giocarsi un jolly per ritornare nella corsa Campidoglio, da dove è momentaneamente out dopo l’esclusione delle liste che lo sostengono “per irregolarità insanabili”.

Ma la commissione elettorale del Comune di Roma ha rigettato l’istanza di riammissione in autotutela. L’ultima spiaggia sarà il Tar: oggi 11 maggio il leader di Si presenterà il ricorso. “La responsabilità politica è mia. Noi andiamo avanti” dice agli aspiranti consiglieri comunali e municipali ‘esclusi’ in un incontro flash alla Città dell’Altra Economia. Tante le facce avvilite per il “pasticciaccio” liste. 

Nella tarda serata di lunedì un pool di avvocati ha presentato formale istanza di ‘revisione in autotutela’ del provvedimento di esclusione delle liste ‘Lista civica per Fassina sindaco’ e ‘Sinistra per Roma’. Due le motivazioni, a seconda dei casi, per le quali la Commissione elettorale circondariale ha escluso la Lista civica per Fassina sindaco e la lista Sinistra per Roma: in alcuni casi è stata verificata l’assenza della data nei moduli di presentazione; in altri (solo per alcuni municipi) è stato invece usato un modulo vecchio che non prevede l’indicazione delle direttive previste dalla Legge Severino in merito alle cause d’incompatibilità.

Il leader di Sinistra italiana ha incontrato i candidati delle liste escluse. Rassegnati, arrabbiati, avviliti, tutti dispiaciuti e increduli davanti al “pasticcio” liste. “C’erano dei bravi ragazzi a prendere le firme ma non sarebbe guastata un po’ più di esperienza burocratica. Un vecchiaccio lì in mezzo l’avrei messo. Io vengo dal Pci e una cosa così non l’ho mai vista. Non sarebbe mai successo” si lamenta Marco Timarco, candidato consigliere nel III Municipio. “Pensavo una cosa così potesse succedere solo a Forza Italia con i panini” chiosa un suo ‘collega’.

C’è chi proprio non ha digerito l’esclusione: “C’è stato un po’ di cialtronismo misto a dilettantismo. Cascare sulle firme… simbolicamente si potrebbe dire il paradigma del declino della sinistra“, il commento dell’ex minisindaco Sandro Medici mentre in casa Sel non mancano malumori, per ora low profile in attesa dell’esito del Tar: “Hanno sbagliato loro – sbottano più vendoliani – Non era mai successo. Chi ha consegnato le firme è un ultrafassiniano. A noi non è mai successo”.

Ma Fassina per ora cerca di calmare le acque: “La resa dei conti non ci sarà oggi e neanche dopo. In nessun caso. La responsabilità politica è la mia – ribadisce incassando un lungo applauso dai suoi candidati – ma dobbiamo trovare il prima possibile il tempo per una discussione politica“. Non manca chi invita i ‘compagni’ a non fare “cannibalismo tra di noi”. E pensa già al futuro. Quello più buio. Se saremo out? “Ci si prepara a fare opposizione fuori dal Campidoglio” promette qualcuno. Perché come dice lo stesso segretario romano di Sel Paolo Cento: “La sinistra in questa città c’è indipendentemente da una lista elettorale”.