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Elezioni Roma, Marino tira in ballo Bray. Ma lui si sfila

ROMA – Elezioni di Roma, il sindaco dimissionato Ignazio Marino chiama in causa Massimo Bray, ex ministro della Cultura del governo Letta e direttore generale della Treccani. Che però si sfila: “No grazie, non voglio essere divisivo” è il suo pensiero, riportato da Simone Canettieri sul Messaggero.

In questi giorni di conferenze stampa per presentare il suo libro di accuse al Partito democratico Marino ha tirato in ballo l’ex ministro con una frase sibillina, che ha fatto scattare il campanello d’allarme nel Pd:

“Ritengo che in questo momento i partiti non abbiano le condizioni per proporsi alla guida di una città così importante come Roma, per questo spero, confido, in una mobilitazione civica, e sono convinto che su 60 milioni di italiani possano essere individuati personaggi di statura tale da poter guidare la Capitale”.

Secondo quanto scrive Canettieri sul Messaggero, sarebbe proprio Bray l’uomo su cui vorrebbe puntare il chirurgo genovese. Lui ma anche tutta la sinistra extra Pd che al momento continua ad appoggiare Stefano Fassina.

Scrive Canettieri:

“Il modo per coinvolgere Bray, sfumata l’ipotesi delle primarie a sinistra, sarebbe quella di una grande manifestazione programmatica come accade in America con i caucus. Marino non vorrebbe candidarsi ma sarebbe pronto a sostenere dunque l’ex ministro della Cultura. Che però non retrocede di un passo: non mi interessa, non voglio essere divisivo, non ci sono le condizioni politiche. Sono queste le considerazioni che il numero uno della Treccani condivide con i maggiorenti della sinistra che lo chiamano (per convincerlo) e con i dirigenti del Pd che lo cercano (preoccupati). E soprattutto con Marino. L’ultima telefonata 36 ore fa. «Massimo sarebbe l’unico in grado di prendere la mia eredità», continua a dire l’ex sindaco ai suoi. Ma la risposta non cambia: no, grazie”.


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