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Emiliano: “Renzi anaffettivo e napoleonico. Scissionisti senza nemmeno un nome”

Emiliano: "Renzi anaffettivo e napoleonico. Scissionisti senza nemmeno un nome"

ROMA – Emiliano: “Renzi anaffettivo e napoleonico. Scissionisti senza nemmeno un nome”. “L’Italia ha bisogno di una sinistra forte. Non di una presenza di testimonianza”, il 10% dato dai sondaggi agli scissionisti “mi pare un po’ tanto… Non mi sembrano pronti. Mancano tesi, strutture, organizzazione. Financo un nome”. Lo afferma – al Corriere della Sera – il governatore della Puglia Michele Emiliano, che ieri ha dichiarato di restare e candidarsi alla segreteria del dem: “Riunificherò il Partito democratico”.

“Renzi alza la voce, urla, li maltratta”. “Rimango – afferma – perché ho visto che Renzi era felice che me ne andassi. Allora mi sono detto che stavo sbagliando tutto. Il campo di battaglia è il Pd”. “Quando mi sono avvicinato a Bersani e agli altri – dice Emiliano – non ho mai parlato di scissione, ma di opposizione a Renzi. Sono loro che mi hanno spiegato che con Renzi non potevano più convivere”, perché “alza la voce, urla. Li maltratta”.

“Anaffetivo e napoleonico”. “Renzi – prosegue – non solo aggredisce, è pure anaffettivo. Napoleonico. La differenza con lui è quasi antropologica”, ma “lasciare il Pd nelle mani di Renzi come un regalo sarebbe un errore storico!”. Rispondendo a una domanda sul suo vecchio pallino della Lega Sud, afferma: “Questo sì sarebbe un partito con un grosso potenziale: al Sud la gente quando vede le bandiere del Pd prende la croce come davanti ai vampiri”. Ma poi aggiunge: “Le Leghe dividono il Paese. E poi sono un uomo di sinistra”.

“Su tassisti non sto con Grillo, sto con Trump contro le lobby”. In un altro passaggio, a proposito della vertenza coi tassisti afferma: “Su questo punto non sto con Grillo; sto con Trump”, del quale “non condivido nulla, tranne una cosa: si governa per il popolo, per i cittadini. Non per gli stakeholder, per le lobby. Renzi ha dato troppa retta alle lobby”. Emiliano lancia appelli a Rossi, Bersani e Speranza perché “ci ripensino”, in due colloqui con la Stampa e il Messaggero. In quest’ultimo si lascia andare a una battuta: il partito “mi ricorda l’Inter, è un pazzo Pd, e lo dico da juventino, perché io non sono abituato a soffrire in questa maniera” e, come soffrono gli interisti, “si soffre anche nel Pd”.

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