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Enrico Giovannini ridicolizza il piano lavoro di Renzi (che lo vuole silurare)

Enrico Giovannini ridicolizza il piano lavoro di Renzi (che lo vuole silurare)

Enrico Giovannini (foto LaPresse) ridicolizza il piano lavoro di Renzi (che lo vuole silurare)

ROMA –Enrico Giovannini spara a zero su Matteo Renzi che lo vuole silurare e dice chiaro e tondo quel che pensa: rendere il lavoro il più possibile stabile è obiettivo del Governo ma il contratto unico non basta e il “job act” di Matteo Renzi non va bene. È un attacco un po’ a freddo, costruito con l’Ansa, che attorno alle parole di Giovannini ha aggiunto flash di Elsa Fornero e dei Giovani Turchi del Pd. La sostanza è giusta: il Job Act di Renzi è una fiera scemenza.

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha parlato martedì vigilia di Natale e la sera di Santo Stefano l’Ansa ha di nuovo riferito come il ministro abbia commentato, in questi giorni di festa, il piano per l’occupazione del neo segretario del Pd, Matteo Renzi, sottolineando che sui neoassunti non si tratta di proposte nuove e che c’è ancora confusione sulla materia.

Aggiunge il preciso cronista dell’Ansa che una bocciatura del ‘Job Act’ di Renzi arriva dai ‘Giovani Turchi‘: si “rischia di cadere nello stesso errore” di Elsa Fornero con un piano che puntando sui “meccanismi che regolano il mercato del lavoro (i contratti), anziché sulle gambe della crescita nella migliore delle ipotesi è inutile”.

Critico è stato, riferisce l’Ansa, lo stesso ex ministro Fornero nel ricordare che estendere il sussidio di disoccupazione a 24 mesi può costare 30 miliardi.

Torniamo a Giovannini:

”Riuscire a rendere più stabile il lavoro è una esigenza che tutti abbiamo. Abbiamo introdotto un incentivo per le imprese che trasformano in tempo indeterminato un contratto a tempo determinato. Dobbiamo vederla la proposta che farà Renzi e il suo team, perché ce ne sono varie di versioni”.

Il ministro ha ricordato che in passato la proposta di sospendere per 3 anni l’articolo 18 per i neoassunti è stata bocciata:

”Ogni trimestre noi abbiamo circa 2,5 milioni di contratti di lavoro, di questi 1,6 sono a tempo determinato e poi ci sono le altre formule. E’ chiaro che se trasformiamo quei contratti a tempo determinato in un contratto cosiddetto indeterminato a tutele progressive non è che abbiamo spostato chissà di che cosa il mercato del lavoro. Abbiamo bisogno di strumenti che aiutino sia le imprese che vogliono investire sul lungo termine sia imprese che ancora, in questa fragile ripresa, sono incerte sul da farsi. C’è un po’ di confusione e speriamo che a gennaio queste proposte diventino molto più concrete”.

 

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