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Esercito nelle città, Appendino con Sala. Più sicurezza o spot?

ROMA – Esercito nelle città, Appendino con Sala. Più sicurezza o spot? Delle notti disperate e balorde di Via Padova a Milano, ne hanno abbastanza anche trans e cloc (ne dà conto un bell’articolo del Corriere della Sera), italiani e stranieri concordano sul superamento di ogni limite: market senza orari e spaccio nei fortini, capannelli di tossici e sbandati, extracomunitari ubriachi che pretendono gratis, le faide sanguinose tra gang latine. Con il regolamento di conti all’ora dell’aperitivo a Piazzale Loreto in cui ci è scappato il morto il sindaco democratico Giuseppe Sala ha deciso che era il momento di dare un segnale forte ai cittadini: l’esercito nelle strade.

Con lui, in posizione più sfumata, si schiera anche la collega di Torino Chiara Appendino, aderendo alla richiesta dei sindaci di avere più poteri e più soldi per rendere le città meno sicure: ricevere cioè i poteri che oggi spettano a questori e prefetti anche per istituire zone a tolleranza zero da presidiare, un progetto che giace in forma di bozza in parlamento.

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha risposto positivamente all’appello di Sala, sostenendo che l’operazione “Strade sicure”, i soldati nelle strade, a Roma ha prodotto un calo del 30% dei reati. Ma è vero, è così efficace e offre un deterrente sicuro l’esercito nelle città? Come si fa a misurare la deterrenza? O è solo uno spot, come pensava in blocco il centrosinistra contro il ricorso ai militari voluto nel 2008 dal governo Berlusconi e dal ministro La Russa, e come continua a pensare anche il 5 Stelle Luigi Di Maio?

“Si tratta di un provvedimento tipico delle situazioni di grave emergenza”, chiosa Fabrizio Battistelli, docente di sociologia alla Sapienza che da anni studia questa materia: “Invece in questa fase storica si stanno dissolvendo i confini tra sicurezza interna ed esterna con la scomparsa delle distinzione dei compiti di polizia e soldati: una separazione che aveva sempre caratterizzato le democrazie europee “.

All’inizio si disse che l’azione dell’Esercito sarebbe durata “al massimo un anno”. Con una missione principale: “liberare” gli agenti che presidiavano obiettivi fissi e centri immigrati. Infatti due terzi dei militari furono mandati a piantonare tribunali, ambasciate e cpt. Da questo punto di vista, l’intervento ha funzionato: tra il 2008 e il 2012 con duemila soldati è stato possibile recuperare 1.568 agenti delle forze dell’ordine. Ma il beneficio dell’operazione – sottolinea la Corte dei Conti – è svanito perché nello stesso periodo il blocco del turn over ha privato i ranghi delle polizie di ben 8.722 unità. Insomma, lo spot del governo Berlusconi è servito solo a mimetizzare la falla negli organici. (Gianluca Di Feo, La Repubblica)