TAG: editoriale il giornale, Feltri, impeachment, maurizio bianconi, napolitano, pdl, premier, ribaltone

Vittorio Feltri
“Con quale coraggio si potrebbe mandare all’opposizione chi ha vinto le elezioni e affidare l’esecutivo a chi le ha perse? Un’operazione del genere, architettata appigliandosi alle regole del sistema parlamentare, sarebbe forse formalmente corretta, ma nella sostanza rappresenterebbe uno sfregio alla sovranità popolare”. Lo scrive martedì 17 agosto il direttore del Giornale Vittorio Feltri, nel suo editoriale.
”Il presidente della Repubblica – aggiunge – farebbe meglio a non irritarsi se in questi giorni si discute molto su cosa accadrebbe qualora il governo non avesse più la maggioranza e cadesse”. E anche, aggiunge, se qualcuno come Maurizio Bianconi, vicepresidente dei deputati del Pdl, ”pensa che sarebbe opportuno tornare alle urne, evitando un ribaltone”, secondo Feltri, ”non c’è da scandalizzarsi. Semmai, scandalizzerebbe il contrario”.
Nell’editoriale, dal titolo ”Il premier lo decide il popolo”, il direttore del Giornale invita Napolitano a ”riflettere su certe argomentazioni, anziché considerarle irriguardose nei suoi confronti”. ”Nell’ipotesi di una crisi, sia Bianconi sia il Pdl sia la Lega sono dell’opinione che Napolitano debba senza indugi sciogliere il Parlamento e non concertare una manovra antidemocratica per trasformare la minoranza in maggioranza, come fece Oscar Luigi Scalfaro. E’ un auspicio – sottolinea – non un modo indiretto per chiedere in anticipo l’impeachment”.
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Alfano e Maroni hanno dichiarato che in alternativa all’attuale governo esiste una sola soluzione possibile: il ricorso anticipato alle urne. Tale presa di posizione è stata giustificata con il solenne richiamo all’articolo 1 della Costituzione secondo il quale “la sovranità appartiene al popolo”. Ora, non occorre essere grandi costituzionalisti per capire che con la loro dichiarazione essi hanno piegato la carta costituzionale all’interesse immediato dell’attuale maggioranza. Prima cosa da rilevare è che questi ministri che, insieme ai loro colleghi, si appellano ad ogni piè sospinto al “popolo sovrano” dovrebbero sapere che i membri dell’attuale Parlamento sono stati oggettivamente “nominati” dai segretari di partito e non “eletti” dal popolo. Essi dovrebbero inoltre essere al corrente che il citato articolo dopo aver statuito che “la sovranità appartiene del popolo” prosegue precisando che essa è esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Essi non dovrebbero ignorare, infine e soprattutto, che l’articolo 88, consacrato alle prerogative del Presidente della Repubblica, stabilisce che egli: “può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse”. Il solo limite a questa facoltà è che non può esercitarla “negli ultimi sei mesi del suo mandato”. Come si vede i testi sono chiari ed è un vero peccato che questi ministri che giurano sulla Costituzione non si diano anche la pena di leggerla; E se non sanno leggere, (cosa quasi certa) se la facciano spiegare