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Fine vita, Camera vota: paziente potrà abbandonare le cure

Fine vita, Camera vota: paziente potrà abbandonare le cure

Fine vita, Camera vota: paziente potrà abbandonare le cure

ROMA – Il paziente che vorrà abbandonare la terapia, ne avrà facoltà. Lo prevede un emendamento al ddl sul Biotestamento appena approvato in Commissione Affari Sociali alla Camera. Il provvedimento sopprime il sesto comma del primo articolo del testo. Il comma eliminato prescriveva infatti che “il rifiuto del trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo non possono comportare l’abbandono terapeutico. Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l’erogazione delle cure palliative”.

L’emendamento del presidente della Commissione Mario Marazziti è passato a larghissima maggioranza: i voti a favore sono stati 360, 21 i contrari e due astenuti.

Nel ddl entra anche il principio del divieto dell’accanimento terapeutico e il conseguente riconoscimento del diritto del paziente di abbandonare totalmente la terapia. In base al testo, “il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico. A tal fine, è sempre garantita un’appropriata terapia del dolore con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l’erogazione delle cure palliative”.

“Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari. Il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente. Il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua o il rifiuto della stessa sono motivati e sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico”.

Le cliniche private, ed in particolare quelle cattoliche, convenzionate con il sistema sanitario nazionale, non potranno chiedere alle Regioni di essere esonerate dall’applicazione delle norme sul biotestamento, anche se “non rispondenti alla carta di valori su cui fondano i propri servizi”. L’Aula della Camera ha respinto a scrutinio segreto l’emendamento di cui era primo firmatario Gian Luigi Gigli che mirava ad evitare penalizzazioni “nei rapporti che legano” quelle strutture al sistema sanitario nazionale. L’emendamento è stato bocciato con 335 no e 82 sì.

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