TAG: claudia terracina, ebrei, fini, messaggero, museo ebraico, nonna fini, olocausto, shoah
Gianfranco Fini nel giorno della memoria al Museo ebraico di Roma ha rievocato qualche ricordo di famiglia. “Mia nonna era di Ferrara, si chiamava Navarra e ha trasmesso a mia madre un candelabro che somiglia tanto ai vostri”, ha detto il presidente della Camera secondo quanto scrive Claudia Terracina sul Messaggero.
E ancora: “Il ricordo del candelabro a otto bracci, ecco cos’era quello che nella mia infanzia credevo un giocattolo, pur prezioso. Era una fila di otto seggioline, di argento brunito, che potevano contenere candele, l’unico oggetto che mia madre conservava di mia nonna, che era di Ferrara”.
Alessandro Ruben, deputato Fli e consulente per le questioni estere di Fini ha spiegato, riporta ancora Il Messaggero: “Dovrebbe essere una channukkà. Gli ebrei a dicembre accendono ogni sera una candela per celebrare il miracolo dell’olio per i lumi del Tempio che nonostante fosse quasi esaurito durò per otto giorni”.
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On.Fini ma perchè non si dimette? Lei ha tradito anche la mia fiducia. Piuttosto che votare per Lei, come ho fatto finora, mi taglierei la mano.
I bracci della menorah sono sette, non otto.
Ignoranti.
Excalibur-Varese
La scoperta della NONNA ebrea è come la scoperta dell’acqua calda. Il fatto di attribuire alla provenienza ferrarese ( ma una volta si chiamavano ferraresi tutti coloro che trasgredivano alla morale…) una ascendenza ebraica semplicemente perchè in Ferrara esiste una comunità ebraica è esilarante.Ci pensino gli ebrei ferraresi a ridimensionare il personaggio. Degno della Commedia dell’Arte.
leggere con attenzione, di Slomo Sand: L’invenzione del popolo ebraico.Rizzoli, 2010.
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No comment alle frasi di questo uomo che va considerato un’agenzia immobiliare monegasca. Un uomo (mi scuso con i veri Uomini, quelli con le palle e con la U maiuscola) che ha sempre vissuto nell’ombra, prima di Servello, poi di Almirante e infine di Berlusconi. Un uomo che si è preso per compagna uno scarto di Gaucci (sic…), un uomo grigio e d’apparato, triste come le giacche che indossa, un uomo che sogna di fare lo statista e si sveglia tutto sudato inseguito dal satrapo di Arcore, un uomo che domani si rimangerà tutto il suo percorso di vita per partecipare a qualche altra congiura di palazzo assieme ai suoi amichetti Rutelli e Casini, gente che se la metti in fila non ha lavorato e prodotto per nemmeno un’ora durante la vita…
[...] di fantastoria. Oppure quando l’anno scorso nel giorno della memoria al Museo ebraico di Roma rievocò qualche ricordo di famiglia: «Mia nonna era di Ferrara, si chiamava Navarra e ha trasmesso a mia [...]
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