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Gasparri in Senato alzo zero: “I bambini non si comprano”

ROMA – “I bambini non si comprano, perché altrimenti poi si possono anche vendere”: Maurizio Gasparri alzo zero nell’aula del Senato e scontro con un senatore del Pd, Sergio Lo Giudice, su utero in affitto e adozioni di coppie omosessuali. La scelta di Gasparri, vice presidente del Senato, è tutta politica, come lo è quella della sinistra per la strada opposta: al centro ci sono i voti di chi non vuole limiti ai diritti di adulti sterili e omosessuali di avere un figlio e i voti di chi questi diritti vuole negare. Dei diritti dei bambini nessuno parla, di doveri, in generale e in particolare dei genitori, nemmeno l’ombra.

Nessuno si chiede se sia meglio crescere nella casa di due omosessuali, uomini o donne che siano, brava gente piuttosto che in casa di due eterosessuali che litigano giorno e notte. O anche, caso vero, di due apparenti eterosessuali omosessuali occulti che passano il loro tempo a rinfacciare al bambini il suo status di adottato, di ex trovatello. Come può darsi il caso di un pervertito omo che pratica incesto sul bambino esattamente come accade per tanti padri rigorosamente etero e altrettanto pervertiti.

Ecco perché, oltre a pensare ai voti, che è il loro mestiere, i politici dovrebbero pensare anche, in concreto, all’interesse dei bambini e degli adolescenti adottati invece di lasciare poi il controllo del campo alle assistenti sociali, la cui affidabilità è stata esaltata da casi come quello di Rignano Flaminio.

Maurizio Gasparri ha una posizione a favore delle unioni civili, contraria alle adozioni gay e all’ utero in affitto e la mantiene con la sua nota irruenza, di cui questo scontro con il senatore del Pd Sergio Lo Giudice è un esempio. Lo Giudice, senatore dal 2013,  è attivista per i diritti LGBT, è stato presidente nazionale di Arcigay dal 1998 al 2007. Si è sposato in Norvegia con il compagno Michele Giarratano nel 2011, cui si deve anche un bambino, concepito e nato nel 2014 negli Usa con la procedura dell’utero in affitto.

Lo scontro è stato riportato (cliccare per il video) dal sito della Stampa l’11 febbraio con questo titolo:

Scontro tra Gasparri e Lo Giudice: “Compri bimbi, quanto hai pagato?”

e quel che segue è la trascrizione del video. Maurizio Gasparri ha accusato Sergio Lo Giudice di aver «comprato» il proprio figlio. «Non ti permettere» ha replicato Sergio Lo Giudice e in sua difesa è intervenuto anche un altro senatore del Pd, Francesco Russo. Gasparri, riferisce la Stampa,

ha esordito affermando che il ddl dovrebbe essere intestato a Lo Giudice e non alla senatrice Cirinnà, «stiamo facendo tutto questo, in particolare con l’articolo 5, perché serve a Lo Giudice. Ho letto un articolo di Belpietro – ha proseguito Gasparri – che trascrive una conversazione televisiva tra lui e Lo Giudice, che non ha risposto sul costo dell’acquisto del famoso bambino comprato». Subito sono partite le prosteste dal gruppo del Pd e dallo stesso Lo Giudice, che ha gridato «non ti permettere».

«La legge per comprare i bambini – ha però insistito Gasparri – non si può fare». E visto che la senatrice Mussini ha gridato «lascia stare i bambini», Gasparri ha subito replicato: «Bisogna lasciare stare i bambini, sono d’accordo. Non sono io che li compro. I bambini non si comprano – ha aggiunto tra le proteste dei Dem – perché altrimenti poi si possono anche vendere». «Ora basta!», è sbottata Monica Cirinnà.

L’esponente di Fi ha quindi ripreso a illustrare gli emendamenti e al termine del suo intervento ha preso la parola Francesco Russo, del Pd: «Davvero io credo che davanti al Paese noi abbiamo la responsabilità di un dibattito franco, in cui emergano anche posizioni diverse, che sono tutte legittime in quest’Aula come lo sono nel Paese. Anche a nome del Gruppo del Partito Democratico, desidero dire che non accettiamo in alcun modo che nel dibattito possano essere fatti ripetuti attacchi personali nei confronti di colleghi senatori, in particolare del nostro Gruppo, lesivi della dignità della persona. Ci si è abbassati al livello di citare e tirare in mezzo bambini in un dibattito che non ha bisogno di una gogna mediatica».

Il momento di tensione si è concluso con il presidente di turno, Roberto Calderoli, che ha aggiunto: «Colleghi, l’esempio deve venire da tutte e due le parti. L’appello fatto dal senatore Russo deve essere ascoltato uniformemente».


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