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Gentiloni a Cernobbio: “Crisi alle spalle, non vincerà politica insulto”. In platea c’è Di Maio

Gentiloni a Cernobbio: "Crisi alle spalle, non vincerà politica insulto". In platea c'è Di Maio

Gentiloni a Cernobbio: “Crisi alle spalle, non vincerà politica insulto”. In platea c’è Di Maio

CERNOBBIO – Ci siamo appena buttati “alle spalle la crisi più acuta che abbiamo avuto dal dopoguerra ad oggi”. Paolo Gentiloni debutta al forum di Cernobbio, per la prima volta nelle vesti di capo del governo e lancia un messaggio di fiducia sia in merito alla ripresa economica che riguardo alla stabilità politica dell’Italia. “Noi – ha detto alla platea in cui sedeva anche il grillino Luigi Di Maio, insieme a vari commissari europei – non abbiamo riservato brutte sorprese agli alleati e agli investitori che hanno scommesso sull’Italia e non le riserveremo in futuro perché sono convinto che anche in Italia non vincerà la politica ridotta a insulto, la negazione della scienza, la derisione della competenza”.

Sulla stabilità certo l’Italia “non può essere descritta come la pecora nera” d’Europa dove certo non in tanti possono vantare maggioranze granitiche. Certo Gentiloni non ha nascosto i problemi (a partire dal turn over “piuttosto accelerato” dei governi): il lavoro, anche se le riforme “hanno funzionato” come dimostra la cifra “record” di 24 milioni di occupati; il divario fra nord e sud.

“Io – ha sdrammatizzato – non sono un presidente del Consiglio che promette miracoli. I miracoli li fanno le famiglie e le imprese”. Poi ha rivendicato alcuni meriti del governo: la messa in sicurezza del sistema bancario (operazione “estremamente faticosa ma nel rispetto delle regole europee”) e il cambio di politiche sull’immigrazione.

“Abbiamo dimostrato che possiamo ridurre i flussi migratori – ha spiegato – senza rinunciare ai principi di umanità e di solidarietà”. Secondo il premier, ora ci sono “livelli di paura e ansia identitaria senza precedenti” e “chi governa deve saperlo, tenerne conto e impegnarsi”. Una scommessa che riguarda l’Italia ma anche l’Unione Europea che ha iniziato a riscuotere più fiducia, un aumento inimmaginabile al momento del voto in Gran Bretagna per la Brexit.

Nei prossimi mesi si dovrà discutere, tema essenziale, del nuovo assetto europeo. Ad esempio della creazione di un ministro dell’Economia a livello Ue.“Noi siamo favorevoli ma – ha sottolineato – dovremmo anche interrogarci, e la discussione è aperta in modo specifico tra Francia e Germania, su quale politica farà questo Ministro delle Finanze, sul rapporto fra risk sharing e risk prevention nell’azione di un’unione fiscale europea più avanzata”.

Certo il suo governo, ha scherzato più volte, avrà ancora solo qualche mese di vita (lo ha detto parlando anche dell’impegno per incrementare l’Erasmus del ministro Valeria Fedeli, anche lei a Cernobbio). Poi si voterà con una legge elettorale che “dipenderà dal risultato del referendum, dalle sentenze della consulta e da quello che deciderà il parlamento”. Ma qualunque sarà l’esito, ha assicurato Gentiloni, l’Italia non perderà la stabilità di fondo che ha avuto negli ultimi settant’anni nei progetti importanti, in politica economica e estera.

Gentiloni, che dopo il suo intervento ha incontrato il senatore Usa John McCain, volerà domani a Monza per vedere la Ferrari correre in casa. Ne ha parlato con soddisfazione anche a Cernobbio, portandola ad esempio della resistenza del sistema economico italiano. “Siamo stati in grado – ha detto – di reggere gli anni più duri della crisi perché una parte del nostro sistema di imprese ha continuato a trasformarsi e ad esportare”. E ha aggiunto: “Domani, faccio uno spot, vado al Gp di Monza perché la Ferrari è competitiva da 70 anni”. “E’ un simbolo. Quando ci siamo visti la prima volta Trump mi ha parlato della Ferrari. Era la solita discussione sul surplus commerciale”. Così a Gianni Riotta che lo intervistava ha assicurato: “Non c’è pericolo di embargo sulla Ferrari”. Del resto, ha detto, un premio spetterebbe ora anche all’Italia se ci fosse un campionato sul cambiamento degli indicatori macro economici. “Siamo partiti stando sicuramente più indietro perché la crisi da noi è stata più acuta – ha ammesso – ma questo ci dà ora più chance”.

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