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Gentiloni: “Ue guarda ai decimali su economia e lascia anarchia sui migranti”

ROMA – “Se l’Unione europea resta ferma al dogma dei decimali in economia e all’idea che ciascun Paese fa quel che vuole sul tema migratorio, va a sbattere”: a dirlo, in un’intervista di Francesca Schianchi su La Stampa, è il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Intervista a tutto campo in cui il numero uno della diplomazia italiana sottolinea come Bruxelles sia molto fiscale sull’economia mentre lascia fare ai Paesi quello che vogliono per quanto riguarda i rifugiati.

 

Lo spunto è dato dal caso ungherese, dove proprio pochi giorni fa si è tenuto il referendum contro l’arrivo dei migranti. Un referendum che non ha raggiunto il quorum, ma che ha visto tre milioni di cittadini votare contro nuovi arrivi. Gentiloni sottolinea il bisogno che Budapest rispetti i patti, e accolga i 1.300 migranti che deve accogliere in base a questi.

“Io non posso credere che la Ue, così arcigna sui decimali di bilancio nonostante sia evidente la necessità di dare impulso alla crescita economica, sia invece comprensiva verso Paesi riluttanti ad applicare le decisioni sui migranti o addirittura tollerante verso chi alza muri. È come se ci fosse una specie di licenza di infrangere le regole per quanto riguarda la questione migratoria”.

All’indomani del terzo anniversario del naufragio del 3 ottobre 2013, costato la vita a quasi trecento persone a poche miglia da Lampedusa, il ministro spiega:

“La politica europea sembra succube di veti vari e rischia di essere immobile, in attesa della prossima tragedia. A inizio anno l’Italia ha proposto il Migration compact, a giugno la Commissione l’ha fatto proprio: dopo 4 mesi non solo la parte operativa è ferma – le intese con 5 Paesi africani – ma addirittura lo stanziamento, seppur modesto, di 500 milioni di euro chiesto dalla Commissione, è stato bloccato. Ho l’impressione che in Europa si consideri la questione migratoria come nata nel luglio 2015 e risolta a marzo con l’accordo con la Turchia. Mentre è iniziata da anni e durerà ancora anni, e lo stesso accordo con la Turchia va continuamente mantenuto: per ora regge, ma con qualche incrinatura”.

L’Europa, sottolinea il ministro, ha bisogno di più Unione. Soprattutto adesso che il referendum sulla brexit ha portato all’addio di Londra.

“La signora May ha lasciato intendere che si tratterà di una sostanziale uscita dal mercato unico, per cui bisognerà definire nuove relazioni tariffarie e commerciali, non semplicemente dare un’aggiustatina. Ci vorrà un atteggiamento equilibrato, non pregiudizialmente ostile, sapendo che ci vorranno anni di negoziato”.

 

Per quanto riguarda gli italiani nel Regno Unito, dice Gentiloni,

“Certamente non avranno problemi gli italiani che sono già nel Regno Unito. Per il futuro, i britannici invocano sempre il principio di reciprocità. Giusto. Ma siccome hanno bisogno di un’unione doganale, non credo possano limitare più di tanto la circolazione dei cittadini Ue”.

Sulla Siria, poi, e sulle tensioni tra Washington e Mosca, dice:

“Noi siamo stati tra i primi a considerare la presenza russa in Siria come un’opportunità, una leva per indurre il regime siriano a passare dalle bombe al negoziato. Ora c’è il rischio che il tavolo russo-americano salti: per evitarlo, serve da Mosca l’impegno chiaro, non teorico, di fermare l’offensiva di Assad ad Aleppo”.


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