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Giovanni Sartori morto: addio al politologo e polemista

Giovanni Sartori morto: addio al politologo e polemista

Giovanni Sartori morto: addio al politologo e polemista

ROMA – Il politologo Giovanni Sartori è morto il 4 aprile all’età di 92 anni. Autore di libri sulla democrazia tradotti in tutto il mondo, ma anche fine intellettuale e polemista che dalle colonne del Corriere della Sera lanciò i termini di Mattarellum e Porcellum,

Sartori era nato a Firenze e il 13 maggio del 1934 e Antonio Carioti sul Corriere della Sera lo ricorda come un “toscanaccio” in grado di raccontare anche con ironia il sistema politico italiano. Prima filosofo, poi scienziato della politica, oltre ad insegnare nelle università italiane Giovanni Sartori ha lavorato negli Stati Uniti, prima a Stanford e poi alla Columbia University di New York:

“Se si passa dall’elaborazione teorica al giudizio sulle vicende concrete, un tratto peculiare di Sartori era la sua estraneità agli schemi usuali. Era un moderato anticomunista («quando c’erano i comunisti», precisava), ma fermissimo nel denunciare il conflitto d’interessi che rendeva anomala la figura del politico imprenditore Silvio Berlusconi. Nel contempo, in rude polemica con la sinistra, criticava ogni sottovalutazione del problema costituito dall’immigrazione di massa: lontanissimo dalla retorica dell’accoglienza, temeva il multiculturalismo come motore di una deleteria «balcanizzazione» delle società occidentali. E non cessava di porre in rilievo la vocazione teocratica dell’Islam, fino trovarsi in sintonia con Oriana Fallaci”.

Un uomo laico, ai limiti dell’anticlericalismo come scrive Carioti, che “fustigava la Chiesa cattolica” e che aveva lanciato l’allarme di una regressione culturale:

“Più in generale Sartori avvertiva evidenti segnali di una regressione culturale, che imputava in gran parte al prevalere della comunicazione visiva su quella scritta. Nel saggio Homo videns (Laterza, 1997) aveva lanciato l’allarme per l’avvento di un nuovo tipo umano, incapace di astrazione concettuale perché abituato a nutrire la propria mente soltanto di immagini. Era forse il più grave dei pericoli che scorgeva all’orizzonte, elencati con una vena profondamente pessimista nel libro La corsa verso il nulla (Mondadori, 2015). Si può ritenere che esagerasse, ma certo le sue apprensioni non erano prive di fondamento. Conviene tenerle presenti”.

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