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Giustizia, riforma Orlando: si può far causa al giudice, no responsabilità diretta

Giustizia, riforma Orlando: si può far causa al giudice, no responsabilità diretta

Giustizia, riforma Orlando: si può far causa al giudice, no responsabilità diretta

ROMA – Sarà più facile rivalersi contro i magistrati, ma non nella forma uscita dalla Camera (la responsabilità diretta) e senza le limitazioni relative alla interpretazione della legge (come suggeriva una proposta Pd): nella riforma della giustizia concepita dal ministro Andrea Orlando cadrà l’inammissibilità davanti ai tribunali dei ricorsi, per cui sarà più facile per il cittadino fare causa a un magistrato.

Secondo le indiscrezioni riportate da Liana Milella su Repubblica, nella riforma Orlando verrà ampliato il concetto di “danno” per il quale un cittadino può chiedere allo Stato di rivalersi “per aver subito un danno ingiusto per diniego di giustizia, ovvero per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario, posto in essere da un magistrato, anche onorario, con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni”. Se lo Stato perde la causa, potrà rivalersi sul giudice nella misura della «metà», e non più di «un terzo » della somma. Sullo stipendio la cessione non sarà più del «quinto», ma di «un terzo».

Il concetto di danno. Il testo di Orlando parla di un cittadino che «può agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento del danno». Cade il passaggio della Vassalli sui «danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale ».

Il travisamento del fatto. Stabilito che «non può dare luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto, né quella di valutazione del fatto e delle prove», tuttavia «costituisce colpa grave la violazione manifesta della legge e del diritto della Ue, ovvero il travisamento del fatto e delle prove». Dopo le condanne d’oltralpe, il diritto europeo fa il suo ingresso nella legge sulla responsabilità. Per valutare la violazione si dovrà tener conto «del grado di chiarezza e precisione delle norme violate, del- l’inescusabilità e della gravità dell’inosservanza».

I giudici popolari. Anche loro rischiano l’azione civile. Sicuramente si discuterà della frase che li riguarda: «I cittadini estranei alla magistratura che concorrono a formare o formano organi giudiziari collegiali rispondono in caso di dolo o colpa grave per travisamento del fatto e delle prove». Un concetto di colpa nuovo che non figurava in questi termini nella Vassalli.

Non è retroattiva. La legge riguarderà solo gli illeciti «posti in essere dal magistrato successivamente all’entrata in vigore ».

Via il filtro. È cassato del tutto l’articolo 5 della Vassalli sull’ammissibilità della domanda che, con l’intervento del tribunale, stoppava i ricorsi «manifestamente infondati». Troppi quelli bloccati, al punto che adesso vengono stretti i cordoni della giustizia sui giudici. (Liana Milella, La Repubblica)

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