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Grillopoli. Firme false M5S anche a Bologna: 4 indagati. A Palermo Digos sente 400 persone

ROMA – Grillopoli. Firme false M5S anche a Bologna: 4 indagati. Come a Palermo, anche a Bologna ci sono degli indagati per presunte irregolarità nella raccolta firme a sostegno del Movimento 5 Stelle. Si tratta di un’inchiesta che ipotizza a carico di quattro persone la violazione della legge elettorale in occasione delle Regionali 2014, un fascicolo nato da un esposto di due militanti. Gli indagati sono quattro, tre attivisti ( Stefano Negroni, Tania Fiorini e Giuseppina Maracino) e il consigliere comunale Marco Piazza, vicepresidente dell’assise di Palazzo d’Accursio.

Ai quattro è contestata la violazione dell’articolo 90 comma 2 del Dpr 570 del 1960. Piazza sarebbe chiamato in causa in qualità di ‘certificatore’, insieme ad un suo collaboratore e ad altre due persone. Tra le contestazioni, nel fascicolo del Pm Michela Guidi che ha coordinato le indagini dei Carabinieri di Vergato, c’è quella di aver autenticato firme non apposte in loro presenza oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialità, oppure in mancanza della qualità del pubblico ufficiale.

Al momento sembra dunque che non siano contestate firme false, ma irregolarità commesse nella raccolta delle stesse sottoscrizioni, per le liste circoscrizionali dei candidati del Movimento 5 Stelle. L’esposto che diede il via agli accertamenti fu presentato da Paolo Pasquino e Stefano Adani, ex militanti di Monzuno, paese dell’Appennino. La denuncia riguardava anche una sottoscrizione ritenuta irregolare perché avvenuta al Circo Massimo di Roma, quindi fuori dal territorio di competenza, durante un raduno M5S, dal 10 al 12 ottobre 2014.

Intanto a Palermo, i primi interrogatori degli indagati dovrebbero cominciare a fine settimana. Finita la sfilata dei testimoni – i Pm ieri sono volati a Roma per sentire gli ultimi – tocca agli iscritti nel registro degli indagati raccontare ai magistrati la loro verità sulla notte in cui, secondo l’accusa, un gruppo di attivisti grillini avrebbe falsificato centinaia di firme necessarie per depositare la lista per le comunali di Palermo del 2012. Gli indagati allo stato sarebbero almeno dieci.

Ma l’elenco potrebbe allungarsi visto che la norma non punisce soltanto gli autori materiali delle falsificazioni, ma anche chi utilizza, consapevolmente, le sottoscrizioni non autentiche. Una formula che consentirebbe, in presenza di testimonianze a riscontro, di allargare l’indagine ai candidati alle elezioni a conoscenza dei falsi. In Procura dovrebbero presentarsi intanto i parlamentari nazionali Riccardo Nuti e Claudia Mannino, indicata come una delle attiviste che ricopiarono le firme, inutilizzabili per un errore formale, il parlamentare regionale Giorgio Ciaccio, il cancelliere del Tribunale incaricato di certificare l’ autenticità delle sottoscrizioni depositate, l’attivista Samantha Busalacchi, altra accusata del falso materiale, e una serie di esponenti coinvolti nella vicenda.

Oltre 400 persone sentite dalla Digos. Nelle scorse settimane sono stati interrogati Claudia La Rocca, deputata siciliana rea confessa e altri due grillini che starebbero collaborando con i pubblici ministeri. Le loro posizioni, inizialmente sono stati sentiti come persone informate sui fatti, si sono complicate mano a mano che sono emersi elementi auto indizianti. Oggi in Procura sarà depositata la corposa informativa della Digos, delegata a svolgere l’indagine, che ha sentito oltre 400 persone chiamate a riconoscere le firme depositate. In centinaia hanno messo a verbale di non ritenere autentiche le sottoscrizioni visionate.

E in alcuni casi avrebbero anche sostenuto di non avere mai firmato per le liste alle comunali, ma di avere aderito e sottoscritto altre consultazioni, come quella sul referendum per l’acqua pubblica. Al momento, mentre i vertici nazionali attendono le mosse della Procura e l’invio degli inviti a comparire per prendere una decisione, solo la La Rocca e Giorgio Ciaccio hanno fatto un passo indietro autosospendendosi, mentre i deputati nazionali coinvolti hanno attaccato querelando uno dei loro accusatori, l’attivista Vincenzo Pintagro.

“Accerchiato” dal Pd che chiede che il movimento prenda posizione sul caso, Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera risponde rilanciando. “La differenza tra noi e loro si vede dalla reazione: noi per la vicenda delle firme false a Palermo chiediamo la autosospensione degli indagati. Il Pd ha governatori che incitano al voto di scambio e tace”, dice provocatorio.