Blitz quotidiano
powered by aruba

Su Ignazio Marino due richieste tegola: 3 anni e 600mila € danni

ROMA – Ignazio Marino rischia una condanna di tre anni per lo scandalo degli scontrini, ovvero le spese personali effettuate con una carta di credito del Comune di Roma quando era sindaco.

Tre anni un mese e 10 giorni. E’ questa la richiesta esatta di condanna fatta dalla procura di Roma per l’ex sindaco, imputato di falso, peculato e truffa in relazione all’utilizzo della carta di credito del Campidoglio ed al pagamento di consulenze della sua Onlus “Imagine”.

Cinquecentomila euro per danno di immagine e altri centomila euro per danno funzionale, è invece la richiesta di risarcimento fatta dall’Avvocatura di Roma Capitale all’ex sindaco Ignazio Marino per le vicende dell’uso improprio della carta di credito del Campidoglio e per un ingiusto profitto procurato alla propria Onlus.

La richiesta di condanna è stata formulata dai pm Roberto Felici e Pantaleo Polifemo. I rappresentanti dell’accusa sono partiti da una pena di quattro anni e otto mesi di reclusione (quattro anni per il caso scontrini, otto mesi per la vicenda Onlus), ridotta di un terzo per la scelta del rito abbreviato da parte di Marino. Oggetto del processo 56 cene, per circa 13 mila euro, pagate dall’ex sindaco con la carta di credito, e la predisposizione di certificati che attestavano compensi destinati a collaboratori fittizi o inesistenti che avrebbe procurato alla Onlus un ingiusto profitto di seimila euro. A giudicare Marino è il gup Pierluigi Balestrieri.

Michela Allegri aggiunge sul Messaggero:

Per la Procura, il chirurgo dem avrebbe saldato con la carta di credito di rappresentanza 56 banchetti privati, fatti passare come “incontri istituzionali” negli scontrini di servizio. Le cene irregolari sono state evidenziate dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria: sono state effettuate tra il luglio 2013 e il giugno 2015, per un conto che ammonta a circa 13mila euro. Nel capo d’imputazione gli inquirenti scrivono che Marino avrebbe pagato i pasti «nell’interesse suo, dei congiunti e di altre persone non identificate», cagionando «un ammanco stimato in euro 12.716» e aggiudicandosi l’accusa di peculato.

La contestazione di falso è invece relativa alle «disposizioni impartite al personale affinché formasse dichiarazioni giustificative inserendo indicazioni non veritiere, tese ad accreditare la natura istituzionale dell’evento e apponendo in calce alle stesse la di lui firma».

In relazione alla Onlus Imagine, da lui fondata nel 2005, l’ex sindaco rischia infine la condanna per truffa insieme ad altre tre persone. I pm contestano agli imputati di aver predisposto la certificazione di compensi per prestazioni di soggetti inesistenti, guadagnando circa seimila euro di contributi. Il chirurgo, in qualità di legale rappresentante, avrebbe siglato le certificazioni anomale, tra il 2013 e il 2014.