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Italicum, flop referendum: non raggiunte le 500mila firme

ROMA – Il referendum contro l’Italicum non si farà perché non sono state raggiunte le 500mila firme necessarie: a renderlo noto sono Massimo Villone, Alfiero Grandi, Silvia Manderino a nome del Comitato promotore, lo stesso che si è intestato la campagna per il no al referendum costituzionale di ottobre.

Il cosiddetto Italicum è stato approvato il 6 maggio 2015 e regolerà le prossime elezioni politiche. E’ un sistema proporzionale a doppio turno a correzione maggioritaria che prevede un premio di maggioranza, una soglia di sbarramento e 100 collegi plurinominali con capilista bloccati.

La raccolta delle firme sui due quesiti si è fermata a 420.000: 418.239 per il premio di maggioranza e 422.555 per i capilista bloccati. “Ora proseguire nell’impegno prioritario contro la “deforma” costituzionale”, annunciano in un comunicato i promotori.

La battaglia prosegue ora con l’attesa di una pronuncia da parte della Consulta sulla costituzionalità dell’Italicum, prevista per il 4 ottobre. Il Comitato denuncia, a questo proposito, “i tentativi di premere sulla Corte, fino ad anticiparne il giudizio, segno evidente del degrado di comportamenti pubblici”.

Se le 420 mila firme non bastano “per un soffio” per il referendum, sono comunque “uno straordinario risultato della mobilitazione” organizzata dal Comitato nazionale e dai comitati territoriali “avendo un unico, comune, interesse: la rinascita collettiva della democrazia nel Paese”.

Il Comitato denuncia quindi “gli ostacoli palesi e occulti frapposti alla raccolta delle firme, che nonostante le chiacchiere sul radioso futuro informatico del nostro paese viene fatta secondo modalità che si possono definire ottocentesche”, mentre “con l’istituzione delle aree metropolitane i funzionari hanno perso il potere di certificazione che avevano nelle preesistenti province”.

Per non parlare della “assenza pressoché totale dell’informazione sulla raccolta delle firme e sulle sue ragioni, effetto del prevalente conformismo dettato dai gruppi di potere dominanti nell’informazione e da autocensure che non fanno onore alla categoria. Soprattutto per questo deficit informativo – prosegue la nota – non siamo riusciti a rendere evidente che meccanismi elettorali e modifiche costituzionali non riguardano solo la casta. Determinando le scelte politiche e la loro traduzione in regole giuridiche toccano in prospettiva le concrete condizioni di vita delle persone come, ad esempio, l’occupazione, l’istruzione, la salute, le pensioni”.

Ora, conclude il comunicato, c’è “l’impegno prioritario per la difesa della Costituzione e della democrazia, nel quale dobbiamo spendere tutte le nostre energie nazionali e locali con un secco e forte NO alle deformazioni della Costituzione. Un successo del NO riaprirebbe anche il confronto sulla legge elettorale”.

La riunione congiunta dei Comitati direttivi per il No alle modifiche della Costituzione e contro l’Italicum, convocata per l’8 luglio, varerà un programma per la campagna elettorale per il referendum costituzionale e per il suo autofinanziamento.