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Laura Boldrini, alla Camera segretario donna si deve scrivere “segretaria”: le impiegate si ribellano

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Laura Boldrini, alla Camera segretario donna si deve scrivere “segretaria”: le impiegate si ribellano

ROMA – Laura Boldrini, alla Camera segretario donna si deve scrivere “segretaria”: le impiegate si ribellano. Contro la declinazione di genere obbligatoria alla Camera fortemente voluta dalla presidente Laura Boldrini è giunta inaspettata una pioggia di ricorsi all’amministrazione che ha imposto il cambiamento non solo agli atti legislativi ma anche a quelli amministrativi. Cosa significa? Alla Camera bisogna scrivere “deputata” se donna, “ministra”, “sottosegretaria” e così via. Ma, e qui la faccenda si complica, bisogna scrivere, per esempio sui badge di segretari o consiglieri, “segretaria” e “consigliera” se donne.

Forse, l’ansia riformatrice, in vista di un più rispettoso ed equilibrato rapporto fra i generi in ambito lavorativo, non ha considerato che il termine “segretaria” a funzionarie e impiegate della Camera non piace proprio. Sicuramente non piace al 10% di loro, 47, le sottoscrittrici cioè del ricorso.

“Segretaria” appare come riduttivo e mortificante perché allude a una mansione umile ed ancillare, questo il principio invocato. In questo confermando che i pregiudizi di genere continuano a contare eccome: il pregiudizio per cui dietro il capo, uomo, c’è sempre una segretaria spiccia-faccende, donna. Fatto sta che il ricorso complica l’iter del provvedimento, soprattutto minaccia di vanificare l’impegno a modificare lessico e abitudini. Al punto che si è fatta strada la convinzione di un complotto preciso ai danni di Boldrini.

“La contestazione riguarderebbe soprattutto la carica di segretario che, declinata in segretaria, risulterebbe riduttiva e svilente”, scrive al nostro giornale Pia Locatelli, del Psi, presidente del Comitato diritti umani della Camera. E aggiunge: “Il sospetto che dietro questa fronda ci sia un attacco politico alla presidente Boldrini, più volte messa sotto accusa per aver voluto inserire il linguaggio di genere negli atti parlamentari, c’è tutto. Ma c’è anche altro: la percezione che ‘segretaria’ sia un termine che indica una mansione umile, da sottoposta”. (Annalisa Cuzzocrea, La Repubblica)

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