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Lega Nord condannata per discriminazione: chiamò “clandestini” i rifugiati

Lega Nord condannata per discriminazione: chiamò "clandestini" i rifugiati

ROMA – Lega Nord condannata per discriminazione: chiamò “clandestini” i rifugiati. Non si può chiamare impunemente “clandestini” i migranti che richiedono asilo, è discriminatorio e contro la legge: la Lega Nord che espose a Saronno manifesti contro di loro è stata condannata dal tribunale civile di Milano a pagare 10mila euro di danni.

La vicenda comincia l’anno scorso quando la Caritas locale chiede al Comune l’autorizzazione a ospitare 32 rifugiati in un convento di suore. Il sindaco leghista Alessandro Fagioli nega i permessi e anzi si lancia in una crociata con tanto di manifesti e dichiarazioni di questo tenore: “Non voglio africani maschi vicino alle scuole dove vanno le nostre studentesse”. I muri vengono tappezzati con manifesti contro i 32 rifugiati (il numero esatto specifica il destinatario) chiamati però “clandestini”.

La denuncia di due associazioni di volontariato apre la vicenda processuale. Che si conclude con la condanna della Lega Nord: “”Con l’epiteto di ‘clandestino’ – spiega la sentenza pubblicata ieri – si fa chiaramente riferimento ad un soggetto abusivamente presente sul territorio nazionale, ed è idoneo a creare un clima intimidatorio (implicitamente avallando l’idea che i ‘clandestini’, non regolarmente soggiornanti in Italia, devono allontanarsi […] Gli stranieri che fanno ingresso nel territorio dello Stato italiano, perché temono a ragione di essere perseguitati o perché corrono il rischio effettivo in caso di rientro nel paese d’origine di subire un grave danno, non possono considerarsi irregolari e non sono, dunque, ‘clandestini'”.

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