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Lega Nord ripudia il sindaco-sceriffo Giancarlo Gentilini. Lui: “Me ne sbatto, resto leghista”

Lega Nord ripudia il sindaco-sceriffo Giancarlo Gentilini. Lui: "Me ne sbatto, resto leghista"

Lega Nord ripudia il sindaco-sceriffo Giancarlo Gentilini. Lui: “Me ne sbatto, resto leghista”

TREVISO – Giancarlo Gentilini, l’ex sindaco di Treviso e il suo primo “sceriffo”, è stato ripudiato dalla Lega Nord. Dopo 20 anni di militanza nel Carroccio, alcune sue dichiarazioni sgradite gli sono costate la cacciata, ma lui non si rassegna: “Me ne sbatto, sono un leghista dal 1994”. Una replica che non tradisce il suo gergo colorito e il suo piglio autoritario. Gentilini d’altronde è stato il primo sindaco-sceriffo che ha fatto togliere le panchine davanti alla stazione usate dagli extracomunitari, fedele a quella Lega nord pura e dura.

Enrico Ferro sul sito di Repubblica scrive che Giancarlo Gentilini ha respinto alcune nuove leve della Lega trevigiana e si è detto schifato, perché “più legati alla poltrona che alla Lega”. Queste critiche alla gestione del segretario regionale Toni Da Re e di quello provinciale Dimitri Coin gli sono costate la cacciata:

“Quest’ultimo lo ha detto senza mezzi termini: “D’ora in poi Giancarlo Gentilini è fuori”. Ciò significa che  la lista presente nel Consiglio Comunale di Treviso a nome Gentilini non sarà più  d’appoggio alla Lega Nord. Non si tratta di un’espulsione vera e propria solo perché la segreteria provinciale non può praticarla. Avendo più di 10 anni di appartenenza al partito, un eventuale “cartellino rosso” spetta solo alla segreteria federale. Che chiaramente è stata informata.

“Questa non è più la Lega rivoluzionaria che nel 1994 ha sbaragliato tutti gli avversari. Questo è solo un partito che mira a collezionare cariche dorate. Me ne sbatto della loro espulsione. Gli auguro i successi che ho avuto io”, continua Gentilini come un ariete. “In tutti questi anni di carriera mi avevano proposto la Regione e anche il Parlamento europeo ma ho sempre rifiutato perché il mio interesse principale sono i cittadini. Io amo i miei cittadini e li ho sempre difesi da tutto e da tutti”.

Il sindaco-sceriffo è nato a Vittorio Veneto nel 1929 ed è stato sindaco di Treviso tra il 1994 e il 1998, per poi essere riconfermato fino al 2003:

“Non potendosi ricandidare come sindaco per la terza volta consecutiva, è stato eletto consigliere comunale (con oltre 3 mila preferenze) e ha ricoperto la carica di vicesindaco dal 2003 al 2013 (con sindaco Gian Paolo Gobbo). Il suo mandato è una crociata perenne contro immigrati e clandestini. Erano gli anni in cui cominciava a montare la rabbia nei confronti del diverso. Gentilini il suo popolo lo infiammava così: “Voglio la rivoluzione contro chi vuole aprire le moschee e i centri islamici. Qui ci sono anche le gerarchie ecclesiastiche che dicono “lasciate anche loro pregare”. No! Vadano a pregare nei deserti. Aprirò una fabbrica di tappeti e regaleremo i tappeti ma che vadano nei deserti”.

D’altronde il controverso ex sindaco ne aveva per tutti, anche per gli omosessuali e riscuoteva successo tra la gente:

“Ne aveva anche per gli omosessuali: “Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante (dei vigili) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili”. La gente applaudiva, l’odio cresceva. Nel 2013 una nuova candidatura a primo cittadino, pure con qualche allusione al ventennio mussoliniano. Tuttavia, il successo sperato non c’è stato e il centrosinistra con Giovanni Manildo ha messo la sua bandierina nella roccaforte leghista. Ora il Carroccio si prepara ad affrontare la prova delle urne del prossimo anno, stavolta pare senza Gentilini. “Vedremo cosa ne pensano i cittadini” sghignazza beffardo lo sceriffo di Treviso.

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