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Legge elettorale, ok della Commissione. Martedì in Aula

Legge elettorale, ok della Commissione. Martedì in Aula

Legge elettorale, ok della Commissione. Martedì in Aula

ROMA – La commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato il testo del relatore Emanuele Fiano con la nuova legge elettorale. Il provvedimento andrà in Aula domani 6 giugno, nei tempi preventivati.

Regge l’inedito asse a 4 formato da Pd, Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega e anzi incassa il primo obiettivo che si era prefissato: concludere l’iter della riforma elettorale in commissione entro lunedì, così da iniziare l’esame in Aula e arrivare al primo via libera non più tardi di giovedì.

L’accordo siglato dai 4 partiti maggiori prevede poi il voto definitivo da parte del Senato entro la prima settimana di luglio per puntare alle elezioni anticipate in autunno. E se il patto sulla legge elettorale continuerà ad essere così granitico, difficilmente i quattro partiti troveranno ostacoli sul loro cammino. I numeri, del resto, parlano chiaro: il Fianum, il sistema elettorale proporzionale alla tedesca che alla fine ha preso il nome dal suo relatore Emanuele Fiano (Pd), gode dei voti di circa l’80% delle forze politiche presenti in Parlamento.

A nulla sono valse le critiche e i tentativi di modifica del testo da parte dei piccoli, che dovranno vedersela anche con la norma sulla raccolta delle firme per potersi presentare alle elezioni: un emendamento votato proprio oggi in commissione estende infatti anche al Senato la regola mutuata dall’Italicum e valida per la Camera che esonera dalla raccolta firme tutti quei partiti con gruppi parlamentari esistenti dal 1 gennaio del 2014. Ne consegue che i nuovi partiti, a cominciare da Mdp, dovranno affrontare la raccolta firme nella calura agostana, se davvero si andrà a votare tra fine settembre e ottobre.

Ma più che sul modello elettorale che si va delineando, il dibattito politico si concentra sulla data delle elezioni e sulle possibili alleanze: durissimi sia il padre dell’Ulivo, Romano Prodi, che Rosy Bindi, entrambi pronti a lasciare il Pd qualora si alleasse con Berlusconi. Pierluigi Bersani sul no alle elezioni in autunno è netto: “Non ho mai creduto, mai avrei creduto di trovare tanta irresponsabilità, tanto poco amore nei confronti del Paese”.

Massimo D’Alema chiama in causa il capo dello Stato Sergio Mattarella. Il suo giudizio sul patto a 4 è tranchant: “Questo accordo di potere fra i capipartito, che espropria o vorrebbe espropriare il presidente della Repubblica dei suoi compiti a me sembra assolutamente scorretto e non responsabile”.

Il pentastellato Luigi Di Maio prende le distanze da un accordo sulla riforma elettorale che implica il ritorno alle urne: “Noi vogliamo fare una legge elettorale per andare al voto anticipato, spero che questo sia chiaro anche alle altre forze politiche. Ma non c’è un accordo per nuove elezioni. Le due cose non sono un automatismo, non decide il Parlamento quando si deve andare a votare ma il presidente della Repubblica”, sottolinea. E conclude: “Quello che diciamo noi è che quando c’è la legge elettorale si va a votare”.

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