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Legittima difesa in casa: quando puoi sparare. E’ Scontro

ROMA – Legittima difesa in casa: quando puoi sparare. E’ Scontro. Sì dell’Aula della Camera al rinvio in commissione del ddl sulla legittima difesa. L’Assemblea ha approvato la richiesta avanzata da Alleanza Popolare per 160 voti di scarto. Protesta la Lega, che espone cartelli con la scritta “La difesa è sempre legittima” e urla “vergogna” verso i banchi del Pd. Questo per quanto riguarda lo stallo politico, in particolare le frizioni all’interno della maggioranza con il Pd che chiede una rettifica più morbida del testo.

A favore della richiesta di rinvio Pd, Ap, SI; contrari, oltre alla Lega, FI, Cor, M5S. Nel frattempo, fuori dall’Aula, l’iniziativa dell’Italia dei Valori, la raccolta di firme per una legge popolare che rafforzi la legittima difesa, ha raggiunto 160mila firme (anche se risulta arduo pensare a un referendum per istituire una nuova legge, la Costituzione prevede solo referendum abrogativi). .

Il testo attuale: decide il giudice. Dice l’articolo 52: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. Significa che la decisione sulla punibilità di chi ha sparato al ladro, per esempio, è affidata all’arbitrarietà della valutazione del giudice: che può condannarlo perché gli ha sparato alla schiena, perché lo ha fatto mentre si allontanava dalla scena del , perché riscontra un eccesso di reazione ecc…

La proposta della Lega rinviata in Commissione. Le garanzie per chi è costretto alla reazione in casa sono già scritte nella norma, il giudice è sollevato dalla decisione: non può cioè condannare a posteriori. Ncd è d’accordo e anzi perora la causa di garanzie maggiori a tutela di chi subisce la rapina o il furto in casa: se ci sono minori in casa è un ulteriore elemento di giustificazione per la reazione a loro difesa e tutela.

L’emendamento Ermini (Pd): più garanzie ma decide il giudice. La posizione del Pd che ha ottenuto il rinvio della legge è per mantenere la discrezionalità del giudice nella valutazione. Tanto è vero che l’articolo di legge che vuole modificare per garantire di più la vittima di reato che reagisce (emendamento Ermini) non è il 52 (quello che disciplina la legittima difesa), ma il 59  nella parte in cui si discute sulle “circostanze non conosciute o erroneamente supposte”. Si riferisce cioè a quelle circostanze che rendono inevitabile (e per questo non punibili) la reazione, per esempio “grave turbamento psichico causato, volontariamente o colposamente, dalla persona contro cui è diretto il fatto”.