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Legittima difesa, a Renzi la legge non piace: “Perché solo di notte?”

Legittima difesa, Renzi contro la legge Pd: "Un pasticcio"

Legittima difesa, Renzi contro la legge Pd: “Un pasticcio”

ROMA – La legge sulla legittima difesa approvata giovedì alla Camera con i voti del Pd, non piace a molti elettori del Pd, che si sono lamentati anche con email alla app di Matteo Renzi. Anche l’ex premier fa sua la protesta: “Va bene una nuova legge sulla legittima difesa, va benissimo il principio che la ispira. Però scritta così questa norma è un pasticcio. Vista da fuori è incomprensibile”.

Tra le email arrivate, riferisce il Corriere della Sera, una che diceva: “Matteo ti scrivo per dirti, da tuo sostenitore convinto, che la legge sulla legittima difesa, così come è percepita, fa scappare da ridere anche a uno come me! Sono in mezzo alle persone normali tutti i giorni e ti assicuro che una cosa del genere ci fa perdere credibilità e, di conseguenza, voti. O le cose si fanno oppure no”.

A quel punto Renzi ha chiamato David Ermini, che per lui si occupa di giustizia in Parlamento, e gli ha chiesto conto di quanto successo, in particolare del “pasticcio” sulla discriminante giorno-notte. Il neo-segretario voleva da tempo una legge sulla legittima difesa, anche per non lasciare alla Lega e al Movimento 5 stelle il tema della sicurezza, ma così com’è stata formulata questa legge non gli va proprio bene.

Ermini, grande amico di Renzi, gli ha spiegato che l’emendamento così formulato era arrivato dalla ministra Anna Finocchiaro, e che non escludeva la possibilità di difendersi anche durante il giorno, ma che era formulato male e quindi poteva lasciare spazio ad ambiguità. Renzi ha così deciso di prendere le distanze dalla legge sulla legittima difesa così come è stata licenziata dalla Camera.

Adesso Renzi sarebbe intenzionato ad imprimere la sua linea al Senato, dove i numeri sono molto più risicati. Il neo-segretario vuole farla diventare legge prima delle elezioni, preferibilmente anticipate, e quindi punta ad alcuni ritocchi per ottenere anche il via libera di Forza Italia. 

E così, mentre si avvicina l’assemblea nazionale del Pd di domenica, va componendosi anche il puzzle del nuovo potere renziano. Il vicesegretario Lorenzo Guerini lascerà l’incarico di partito e potrebbe essere dirottato a Palazzo Chigi, come sottosegretario alla Presidenza con delega ai servizi (l’alternativa è che torni deputato semplice). Si tratta della responsabilità affidata sotto il governo Renzi proprio a Minniti, poi finita in mano a Gentiloni una volta diventato premier.

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