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Lingotto, Matteo Renzi attacca gli scissionisti: “Comunità Pd non si rompe”

Lingotto, Matteo Renzi attacca gli scissionisti: "Comunità Pd non si rompe"

La platea del Lingotto (Ansa)

TORINO – Ultimo giorno della convention Pd al Lingotto di Torino. A chiudere i lavori l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi accanto a volontari, i big del partito e i ministri che hanno parte alla tre giorni di kermesse renziana tra cui Marianna Madia, Teresa Bellanova e Claudio De Vincenti.

Sul palco, a salutare c’è anche il premier Paolo Gentiloni a cui Renzi dice: “Bentornato a casa tua Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio: siamo felici di lavorare insieme a te”.

Davanti alla platea, nel suo intervento di chiusura Renzi parla della candidatura alla segreteria: “Nelle scorse settimane qualcuno ha cercato di distruggere il Pd perché c’è stato un momento di debolezza innanzitutto mia” ha detto Renzi.

“Ma non si sono accorti che c’è una solidità e una forza che esprime la comunità del Pd, indipendentemente dalla leadership: si mettano il cuore in pace, c’era prima e ci sarà dopo di noi e ora cammina con noi”.

Renzi augura buon lavoro a Orlando e Emiliano “perché non facciamo polemiche con nessuno e in particolare con i nostri compagni di squadra”. Poi, dopo un riferimento agli “ultimi”, Renzi parla degli operai di Melfi e Mirafiori delal Fiat: “Bisogna crearlo il lavoro non farci i convegni“, dice.

L’ex presidente del Consiglio punta il dito anche contro la burocrazia e l’evasione fiscale: “Non possiamo fare alleanze con chi non rispetta la legalità, non possiamo allearci con un sindaco che si schiera dalla parte di chi sfascia una città come Napoli per non far parlare un deputato, anche se questo è Salvini”.

Renzi, durante l’intervento tira di nuovo in ballo la questione dei vaccini: “Non si fa politica giocando sulla salute e i diritti dei bambini,” difende a sorpresa il sindaco di Roma M5s Virginia Raggi indagata (“non si può essere garantisti a giorni alterni” ndr) per poi ricordare che, pur essendo la leadership importante, sono i giovani a portare nuova linfa: “Non vogliamo un partito di correnti e caminetti, c’è bisogno di più leader non di meno leader. Quello senza leadership è un modello sbagliato. Abbiamo bisogno di idee, specialmente dei quarantenni. C’è una generazione nuova, quella dei millenials, piena di valori, che non siamo riusciti a prendere. Mettiamoli alla prova. Ascoltiamoli. Ci rottameranno? Pazienza!”.

Renzi non dimentica però anche gli anziani: “Sono il nostro riferimento più forte a livello elettorale e abbiamo bisogno di loro. Re-innamorarsi della politica anche quando si ha una certa età è una cosa bella”.

L’Italia, per Renzi è un paese “arrabbiato” ma il modo per far passare questa arrabbiatura è riscoprire la comunità “il noi, trovando punti d’incontro, dare risposte che nascano dal dialogo, non dall’affermazione di un principio. Noi non siamo rassegnati a tornare indietro. Rivendichiamo il futuro, diciamo agli italiani che lo spazio per il cambiamento è qui e ora. Ma che al tempo stesso non c’è il noi senza l’io”. E cita il cantante Brunori Sas e le parole del brano ‘A casa tutto bene’.

Prima di Renzi, sul palco dell’ex stabilimento Fiat hanno parlato in mattinata l’eurodeputata Cecile Kyenge, il ministro dei Trasporti e Infrastrutture Graziano Delrio, il deputato Matteo Richetti, l’ex sindaco di Torino ed segretario Ds Piero Fassino, la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli e il sottosegretario Tommaso Nannicini.

Sul palco anche Matteo Orfini. Il presidente del Pd cita Che Guevara: “Prima di Renzi non c’era Che Guevara, c’era Enrico Letta e prima Monti e prima ancora Berlusconi. Abbiamo sostenuto governi che ci hanno spinto senza un minuto di discussione a introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione”.

Della vicenda Salvini parla anche il ministro degli Interni Marco Minniti, presente anch’esso alla kermesse di Torino: “Ieri sono stato un pochino impicciato… Ieri è avvenuta una cosa molto importante e sulla quale dobbiamo riflettere. In una democrazia è fondamentale che ognuno abbia il diritto di parola e ancora più fondamentale chi è più lontano da noi. La forza della democrazia è che anche l’avversario più radicale e lontano da noi possa esprimere le sue opinioni”.

“La vicenda di ieri – ha proseguito il ministro – rappresenta un punto cruciale per la mia idea e la nostra concezione della democrazia. E’ importante che i diritti costituzionali siano garantiti per tutti ed è altrettanto che sia chiaro che in democrazia c’è un confine non valicabile: la violenza. Chi pratica la violenza è contro le nostre libertà e non può pensare di zittire l’altro”.

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