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Luigi Di Maio, Alfano indagato per abuso d’ufficio “via in 5 minuti”. E Paola Muraro?

ROMA – Angelino Alfano indagato per abuso d’ufficio. Notizia non fresca, anzi, risale al 25 febbraio scorso. Ma notizia che in questi giorni torna suo malgrado attuale. Perché allora, in quel giorno di febbraio, tra i primi a esporsi in modo chiaro e netto sull’inchiesta che riguardava il ministro dell’Interno fu uno dei più autorevoli rappresentanti del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio. 

Su Twitter Di Maio si esibì in un cinguettio che era già sentenza di condanna definitiva:

Alfano indagato per abuso d’ufficio. Le nostre forze dell’ordine non possono avere il loro massimo vertice indagato. Si dimetta in 5 minuti!

A distanza di diversi mesi il tweet di Di Maio è ancora là, segno che almeno in teoria l’esponente M5s non ha cambiato idea. Ma se si fa un salto in avanti fino al cinque settembre allora c’è qualcosa che non torna. Perché oggi 5 settembre il sindaco di Roma Virginia Raggi si è presentato in Commissione Ecomafie insieme a un suo asre appena nominato, Paola Muraro. Ma quest’ultima è indagata per lo stesso reato contestato ad Alfano, abuso d’ufficio. Indagata non da oggi ma da quattro mesi abbondanti, da aprile, e informata del fatto da circa due mesi, da metà luglio.

I cinque minuti invocati da Di Maio per le dimissioni sono già passati. E Muraro è ancora là. Non solo. Di Maio non sembra avere la stessa urgenza di chiedere le dimissioni. Anzi, sembra mostrare persino un’inedita punta di garantismo. Uno spiraglio. “Non c’è avviso di garanzia, quando ci sarà non faremo sconti a nessuno”.

Per completezza di informazione Alfano non si è dimesso e Muraro non ha nessuna intenzione di farlo. Ma che dire del sindaco di Parma Federico Pizzarotti e di quello di Livorno Filippo Nogarin? Sono due sindaci M5s, sono entrambi indagati.  Entrambi per abuso d’ufficio. Sono entrambi regolarmente al loro posto nonostante il Movimento si sia a lungo interrogato sul loro destino politico. Il punto, e forse M5s sta iniziando a comprenderlo a sue spese, è che amministrare comporta dei rischi. E se si giocano partite importanti ci sta di essere indagati anche se si è del tutto innocenti. Indagato non è ladro, non è corrotto. Vuol dire semplicemente che un magistrato sta cercando di capire se tu indagato c’entri qualcosa con un possibile reato. Dall’essere indagato all’essere ladro passano una conclusione delle indagini, una udienza preliminare e se ci si arriva un rinvio a giudizio. Poi tre processi. Per tutto questo cinque minuti non bastano e forse, non senza una certa fatica, lo stanno iniziando a capire anche dalle parti di Di Maio.