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Luigi Di Maio replica sul caso Marra: “Volevo cacciarlo”, Beppe Grillo chiede pubbliche scuse

Luigi Di Maio, le due verità su Marra: "Volevo cacciarlo", "servitore dello Stato"

ROMA – Luigi Di Maio replica sul caso Marra, Beppe Grillo chiede pubbliche scuse ai giornali che controreplicano.

Il nodo della polemica è nella definizione di servitore dello Stato e nel fatto che Di Maio vanta che i suoi sono sottoposti a accertamenti, controlli e verifiche mensili.

Secondo i giornali, il combinato disposto dei due concetti vuol dire che Di Maio considerava Marra uno dei suoi con una marcia in più, quella di servitore dello Stato.

Una lettura differente, anche da chi detesta cordialmente Grillo e i 5 stelle, porta a questa interpretazione, che Di Maio ha agito correttamente ma si è lasciato prendere per i fondelli dalla Raggi.

Vediamo repliche e controrepliche, mentre per la sequenza delle chat la cui diffusione ha agitato la giornata di San Valentino, cliccare qui.

Scrive di Maio

Siccome oggi il PD è in evidente difficoltà e ieri Renzi lo hanno preso a fischi e pernacchie alla direzione del PD, oggi si scatena una campagna diffamatoria da parte di tre quotidiani italiani nei miei confronti. Una campagna che serve a dire che io ho mentito quando sono stato domenica da Lucia Annunziata, alla trasmissione In mezz’ora. Io confermo parola per parola quello che ho detto a Lucia Annunziata domenica, confermo quello che ho sempre detto su questa vicenda, e se c’è qualcuno che si è innamorato di un’altra tesi abbia almeno la cortesia di chiamarmi perché la fortuna mia è che posso sempre provare tutto, come ho fatto oggi pubblicando di nuovo tutte le chat che contenevano le prove che smentivano queste notizie su questi giornali. Ora io non lo so dove vogliamo arrivare con questo metodo, che è un metodo di diffamazione che non si basa su nulla, che manipola l’informazione. Io non lo so dove vogliamo arrivare. Ma teniamo ben presente che se in questo momento questo Paese è in queste condizioni è perché Repubblica titola su di me una notizia falsa, ma per esempio non parla del fatto che uno come Carlo De Benedetti ha preso centinaia di milioni di euro dal Monte dei Paschi di Siena e non li ha mai restituiti.

Beppe Grillo si scaglia contro alcuni giornalisti che vogliono “uccidere la reputazione di Di Maio”.

In un lungo post sul suo blog – dal titolo ‘#GiornalismoKiller, la misura e’ colma’ – spiega che “la buona notizia è che possiamo dimostrare, prove alla mano, non solo che mentono ma che sono in mala fede”. Il leader M5S fornisce la versione ufficiale del Movimento con tanto di screenshot dello scambio di sms tra Di Maio e la sindaca. Grillo accusa i cronisti di aver riportato un “sms di Di Maio a Virginia Raggi in cui parla di Marra, il punto è che si tratta di un sms parziale e non verificato, accompagnato da una ricostruzione montata ad arte il cui fine è uccidere la reputazione di Di Maio”.

Controreplica del Corriere della Sera:

“Non c’è stata da parte nostra alcuna omissione nella divulgazione delle notizie perché il nostro giornale si è limitato a pubblicare senza nessuna censura il contenuto delle chat ritrovate nel cellulare di Raffaele Marra, così come allegate agli atti dell’inchiesta, e che contenevano lo scambio di messaggi tra lui e Virginia Raggi risalenti al 10 agosto scorso. Di Maio ha ritenuto, dopo qualche ora, di diffondere il testo dei suoi messaggi con Virginia Raggi per dimostrare che la sua volontà era quella di cacciare Marra dal Campidoglio, testo finora non reso pubblico e quindi non a disposizione dei giornali. In ogni caso Marra non fu cacciato. E sono i fatti a dimostrarlo”.

Quando la Procura di Roma comunicò che non risultavano “iscrizioni suscettibili di comunicazioni”, senza però escludere eventuali indagini a suo carico, tanto bastò

“perché Raggi decidesse di farlo rimanere al proprio posto”, dacendo poi chiedere

“all’Anac di Raffaele Cantone di valutare la delibera di nomina del capo di gabinetto Carla Raineri, che più volte aveva sollecitato l’allontanamento di Marra come suo vice. Il 31 agosto arriva la risposta dell’Anac che manifesta dubbi rispetto al compenso di Raineri. Alle 23 di quel giorno Raineri viene convocata in Campidoglio. Alle 4 di notte Raggi con un post su Facebook comunica la revoca della nomina di Raineri. Il giorno dopo è fuori anche l’assessore al Bilancio Marcello Minenna, da tutti indicato come uno degli esperti scelti da Di Maio.

“Marra rimane invece al proprio posto e poi anzi spostato in un ruolo ancora più strategico come quello di capo del Personale del Comune di Roma.

Perché sia mandato via si dovrà aspettare il 16 dicembre, quando i carabinieri lo arrestano per corruzione. Di Maio aveva la delega agli enti locali del M5S: se era così determinato a «cacciare» Marra dal Campidoglio, come mai non ci riuscì?”.

Controreplica di Repubblica:

Quello esaminato dall’Ansa e utilizzato da Beppe Grillo nel suo blog è il testo dei messaggi scambiati tra Luigi Di Maio e Virginia Raggi il 10 agosto. Quello pubblicato da Repubblica invece è il testo dei messaggi presenti nella memoria del telefonino di Raffaele Marra: si tratta della selezione delle frasi di Di Maio che Virginia Raggi ha inoltrato a Marra. Si tratta del testo conservato nella memoria del cellulare sequestrato a Raffaele Marra al momento dell’arresto e agli atti dell’inchiesta.

Quanto al riferimento della Raggi a Pignatone, Repubblica è in grado di documentare che il procuratore di Roma Pignatone aveva poi risposto il 12 agosto osservando che non c’erano notizie che potessero essere comunicate sul conto di Raffaele Marra. Una risposta sibillina, ma non assolutoria, nel rispetto del segreto sulle indagini in corso.

Nonostante questo, Marra è rimasto al suo posto ed è stato addirittura promosso da vicecapo di gabinetto a capo del personale dell’intero Comune, mantenendo la carica fino al momento dell’arresto per corruzione nello scorso dicembre. Arresto avvenuto per vicende di cui il nostro giornale aveva scritto prima della nomina a capo del personale, rivelando con chiarezza chi fosse l’uomo di fiducia di Virginia Raggi. E ricevendo per questo insulti e critiche dal Movimento 5 Stelle.

 

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